Calo di udito e declino cognitivo – Qual’è il punto di NON ritorno?

By | 9 luglio 2017

Mi sembra che senti meno. Ti consiglio di stare attento perché il calo di udito e declino cognitivo sono in relazione tra loro”

Ti è mai capitato di sentirti dire da un tuo amico una frase simile?

Non ti è mai successo? Oppure quando sei stato dal tuo medico di famiglia o dal dottore otorinolaringoiatra e gli hai detto:” Dottore dottore non sento più niente. Cioè si, sento qualcosa ma non capisco quando parlano”. Sono certo che anche in questo caso ti abbiano risposto subito preoccupati:

“Deve stare molto attento. Intervenga subito! Calo di udito e declino cognitivo sono due fattori estremamente correlati. Corra ai ripari!!”

No?Non te l’hanno mai detto?

Certo che no, scherziamo! Queste cose capitano nei paesi del Nord Europa, non di sicuro in Italia. Qui, da noi, l’amico Toni ti avrebbe detto:

“OOOh ma sei sordo??”

Mentre i dottori in maniera più pacata e meno amichevole ti avrebbero liquidato con un:

Signore, lei sente meno. E’ dovuto all’età/ad un infezione/ecc ecc, non c’è niente da fare. Vada avanti così!”

Ecco, si, forse ti sei ritrovato in una di queste situazioni.

Ma perché ti dico questo? Perché sono da anni che comunico con mezzo mondo per far capire l’importanza di intervenire in tempi brevi verso chi ci sente poco.

Spesso si parla di correlazioni con la depressione, semenza senile o addirittura Alzeheimer (leggi qui se non mi credi).

Oggi è uscito l’ennesimo articolo a riguardo, nello specifico sul calo di udito e declino cognitivo. Nelle parole “declino cognitivo” ovviamente si apre un mondo intero di problematiche.

Questo è l’articolo del Corriere della Sera:

http://www.corriere.it/salute…

Il circolo vizioso che collega calo di udito e declino cognitivo

Riporto qui sotto un pezzo dell’articolo:

Calo di udito e declino cognitivo

Come sottolinea il rapporto “Il cervello in ascolto – Lo stretto intreccio fra udito e abilità cognitive” appena diffuso, coordinato da un gruppo di esperti internazionali e realizzato attraverso la revisione degli ultimi dati sull’argomento, quando viene meno una corretta stimolazione sensoriale anche il cervello “si inceppa”, tanto che esiste un circolo vizioso a due direzioni che unisce il calo di udito e declino cognitivo.

I dati mostrano infatti che non sentire più bene aumenta di tre volte il rischio di deficit cognitivi, ma anche che in tre casi di demenza su quattro c’è un calo dell’udito.

Un legame spiegato almeno in parte proprio dall’estrema interconnessione delle funzioni cerebrali, come sottolinea Andrea Peracino della Fondazione Lorenzini di Milano – Houston che ha partecipato alla stesura del documento: «Gli stimoli uditivi attivano molte aree cerebrali: una parola “accende” non solo le aree dove viene sentita ma anche quelle dove è compresa. Se ascolto dire “mamma” questo suscita ricordi, sensazioni e il cervello di conseguenza viene attivato al di là delle aree uditive; è però vero anche il contrario, ovvero che i processi cognitivi incidono sul modo in cui le persone sentono».

Cosa significa questo?

Che siamo abituati a credere che il cervello lavori per compartimenti. Si tratta di una ENORME semplificazione. Il lobo occipitale per vedere, l’area di Broca per la produzione del linguaggio, il lobo temporale come sede dell’udito.

In realtà le funzioni cerebrali sono molto più complesse e interconnesse ed è sempre più chiaro, per esempio, il legame fra sensi e cognitività.

Ciò che udiamo, vediamo, odoriamo non accende solo aree localizzate ma riverbera in tutto il cervello, contribuendo a mantenerlo attivo

Un dato non privo di conseguenze.

Per dirla in parole semplicissime, se ti parlano e ti dicono:

“Cavoli, che buona pizza che ho mangiato l’altro ieri!”

E tu non lo senti o lo senti male NON SOLO non si attivano quelle aree del cervello che lavorano strettamente per l’udito.

MA NON SI ATTIVANO neanche le altre aree correlate.

Magari della memoria, perché la pizza ti riporta a vecchi ricordi lontani. Della vista, perché al cervello sembra di vedere una certa immagine, ti sembra di percepire certi odori e così via…

Questo vale per tutto. Ogni volta che senti o NON senti si attivano o meno una grande quantità di aree cerebrali.

Il nostro organismo è fatto per rimanere sempre in “movimento” e questo vale anche per il cervello.

Il tuo cervello ha bisogno di ricevere più stimoli possibili

Nella ricerca presentata dal Corriere della Sera accennano ad un altra cosa fondamentale. Vediamo cosa scrivono:

Si è scoperto infatti che per capire un discorso in un ambiente rumoroso elementi come la memoria a breve termine, l’elaborazione centrale o le esperienze di vita sono più cruciali delle capacità uditive, che influiscono solo per il 10 %

Hai capito?

Vedo ogni giorno persone che mi dicono:

“Quando c’è un pò di rumore Sento ma NON Capisco le parole”

Ti è mai capitato di dirlo?

Bene! Da adesso sai che puoi spendere anche migliaia e migliaia di Euro in apparecchi acustici di ultima generazione MA … se le tue capacità cognitive si sono ridotte nel tempo COMUNQUE avrai delle difficoltà a capire le parole in mezzo al rumore.

Questo perché la memoria a breve termine, l’elaborazione centrale e le esperienze di vita sono più cruciali delle capacità uditive.

Io, da audioprotesista, posso farti sentire di più, meglio, ma se la memoria a breve termine e le capacità cognitive sono compromesse ovviamente non potrò fare dei miracoli.

E questa concetto è difficilissimo da far capire a chi ci sente meno. Tutti credono che basta avere “un pò di volume in più” e non avendo miracoli vanno a dire “queste macchinette non funzionano”.

A questo punto portano ancora meno gli apparecchi, il deficit uditivo rimane, la memoria a breve termine e le capacità cognitive diminuiscono e così via.

Insisto per questo motivo tutti i giorni con i miei pazienti. Sentire bene è fondamentale per la tua salute.

Calo di udito e declino cognitivo sono fortemente correlati

Come raffigurato dall’immagine sopra se SENTI POCO:

  • Hai un MAGGIOR SFORZO COGNITIVO –> RIDUZIONE della QUALITà della VITA
  • Hai ALTERAZIONI strutturali e funzionali del CERVELLO –>RIDUZIONE della FUNZIONALITà FISICA
  • Vai verso un ISOLAMENTO SOCIALE –>RIDUZIONE risultati ECONOMICI

E tutto porta ad un calo cognitivo.

E’ abbastanza intuitivo no?

Quello che io voglio dirti è di INFORMARTI. Non essere vittima dell’ignoranza che c’è nella nostra cultura. Potrebbe costarti cara.

Se vuoi capirne di più leggi il libro “NON SEI SORDO!” di cui sono uno degli autori.

 

Torniamo alla connessione che facevamo prima tra suoni e pensieri

In caso di deficit si crea una sorta di intreccio pericoloso, perché un calo uditivo può provocare modifiche strutturali e funzionali nel cervello, mentre il declino cognitivo correlato all’età può a sua volta peggiorare le capacità di ascolto favorendo l’ipoacusia. «Il deficit dell’udito si associa a una riduzione del volume della corteccia cerebrale uditiva e a una diminuzione delle diramazioni dei neuroni, che quindi hanno più difficoltà a comunicare fra loro e a svolgere le loro funzioni — spiega Camillo Marra, neurologo dell’Università Cattolica di Roma e coautore del documento —. 

Quindi, ci sono grosse complicazioni in presenza di un deficit uditivo perché si riduce il volume della corteccia cerebrale uditiva e diminuiscono i collegamenti tra neuroni. Faticano molto di più nel svolgere il loro normale lavoro.

Inoltre i problemi di udito affaticano il cervello, perché aumentano l’impegno cognitivo necessario all’ascolto: si stima che un deficit uditivo possa incrementare del 24% il rischio di compromissione di concentrazione, memoria, capacità di pianificazione»

Prova a pensare: fai più difficoltà a seguire una conversazione in italiano o in una lingua che conosci discretamente come può essere l’inglese?

Io, che non sono madrelingua inglese ma conosco la lingua a livello scolastico, quando vado all’estero fatico il doppio! Se devo guardare la tv ce la faccio per mezz’ora, poi la testa mi scoppia. A volte capisco il senso delle frasi altre volte meno, ma devo essere estremamente concentrato.

Se ci senti un pò meno per te è la stessa cosa. Non te ne accorgi ormai perché sono anni che sei in questa situazione, ma ti ritrovi nella situazione identica di quando io sono all’estero.

Qualche parola la capisci e qualcun’altra no, magari capisci il senso della frase. Devi però stare molto attento e magari alla mattina che sei carico di energie ce la fai. Più tardi, andando avanti, ti accorgi che dal pomeriggio verso la sera inizi a fare tanta difficoltà. calo di udito e declino cognitive infuiscono nelle riunioni lavorativeTanto che ti stufi e addirittura inizi ad evitare certi posti. Troppa confusione, troppa difficoltà a stare dietro a tutti quanti.Non ce la fai più!

Non parliamo poi delle riunioni a lavoro o quelle condominiali, nelle conferenze o in chiesa dove l’ambiente acustico è abbastanza ostico.

Le ipotesi che legano il calo di udito e declino cognitivo sono varie, come la ridotta stimolazione delle aree normalmente attivate dai suoni, che favorirebbe l’impoverimento cognitivo. Oppure l’affaticamento del cervello che non sente bene: per compensare la perdita dell’udito utilizzerebbe reti neuronali accessorie riducendo le risorse disponibili per altri compiti.

Non si sa ancora bene se il calo di udito e declino cognitivo derivano da un processo piuttosto che da un altro. Quel che è certo è che sono correlati.

Per evitare che calo di udito e declino cognitivo prendano forza bisogna intervenire subito e correggere il disturbo

Qualunque sia la causa del circolo vizioso resta il dato, schiacciante: un deficit uditivo lieve, moderato o grave aumenta, rispettivamente, di 2, 3 e 5 volte la probabilità di deterioramento cognitivo. Come intervenire? Riconoscere un calo dell’udito e porvi rimedio è senza dubbio il primo passo, anche se pochi lo fanno: in Italia ci sono 7 milioni di persone con difficoltà uditive ma solo 1,8 milioni usano gli apparecchi acustici

Ti dirò di più, in Italia mediamente si aspetta circa 7 anni dal primo campanello d’allarme per fare un esame dell’udito!

Non sto parlando quindi di 7 anni per risolvere il problema. 7 anni sono necessari per iniziare ad informarsi!

In tutto questo tempo ovviamente il cervello ha subito enormi modifiche, si è “impoverito”, ha perso energia. Poi, non è finita qua, la cosa ancora più tragica è che spesso la classe medica sdrammatizza:

“si si, stia tranquillo, è l’età, è normale che lei ci senta meno”

E questo purtroppo capita spessissimo. Solo i centri più all’avanguardia hanno dottori estremamente preparati che ti consigliano di intervenire prima possibile.

Se con la tua perdita di udito vai da 10 medici, tra otorini/audiologi e medici di famiglia stai tranquillo che almeno 6/7 tenderanno a sminuire il problema. Provare per credere.

Invece se il problema di udito ce l’ha un bambino di 5 anni, anche con sordità molto lievi, impongono subito le famiglie ad intervenire. 10 su 10!

Che differenza c’è quindi tra il tuo udito e quello di un bambino di 5 anni? Perché a lui consigliano di risolvere e a te no?

Ci son grossi problemi culturali di fondo. Per la nostra società è normale sentire meno se lavori in fabbrica o se hai 70 anni. Va bene così.

Non ragionano allo stesso modo nei paesi nordici dove almeno il 30/40% delle persone con un deficit uditivo decidono di risolverlo subito.

Secondo le stime ritardare di un solo anno l’evoluzione dell’ipoacusia potrebbe ridurre del 10% la prevalenza della demenza nella popolazione generale

Queste cose i dottori estremamente preparati e i centri all’avanguardia le conoscono. Conoscono bene tutti questi dati. Un solo anno…

Per spezzare il nesso tra calo di udito e declino cognitivo è meglio iniziare direttamente dalla culla

Conoscere in dettaglio l’intreccio fra calo di udito e declino cognitivo per spezzare il circolo vizioso che può crearsi fra i due è fondamentale perché entrambi i problemi sono in crescita: nel mondo le persone con una perdita uditiva sono 360 milioni e raddoppieranno entro il 2050, mentre i pazienti con demenza sono 47 milioni ma esploderanno a ben 131 milioni nel 2050, complice l’aumento dell’aspettativa di vita che porterà dall’8 al 16% la quota di popolazione over 65.

Si tratta però di due problemi che non sono inevitabile conseguenza dell’invecchiamento e contro cui si può cominciare a lottare dalla culla o quasi.

Il rischio di malattia successivo infatti si decide spesso nei primi anni di vita. Comprendere quali malattie, eventi, condizioni cui si è esposti da bimbi possano più influenzare la probabilità di sviluppare ipoacusia o demenza da anziani è perciò il prossimo obiettivo dei ricercatori

Lasciamo quindi che i ricercatori ci aiutino a comprendere sempre di più come funzioniamo e nel frattempo cerchiamo di prenderci cura di noi stessi.

Un primo passo può essere quello di farsi vedere da un bravo otorinolaringoiatra/audiologo. Altrimenti, se vuoi saperne di più e sei già ad un livello successivo, puoi prendere il libro “NON sei sordo“.

Buon ascolto

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Francesco Pontoni

Responsabile formazione presso Pontoni – Udito & Tecnologia

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Ps. se vuoi sapere quali sono i prezzi degli apparecchi acustici ti consiglio di scaricare la guida al prezzo direttamente da qui.

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