Perdita di udito – Perché vuoi trascurarla nonostante sia la peggior soluzione?

By | 24 giugno 2017

La perdita di udito è una di quelle situazioni che più vengono trascurate oggi giorno.

Non sento quando mi chiamano”, “non sento le persone quando mi parlano” ,”non capisco niente al bar” sono solo alcune delle frasi che mi sento dire dai miei pazienti quotidianamente.

Ma rimanere nel silenzio può creare problemi?

Tante persone mi dicono che stanno bene nella loro “tranquillità”. “Non sento la moglie e va bene così“, qualcuno lo dice scherzando altri meno. Quello che a me interessa è che una perdita di udito crea enormi problemi.

Pochi giorni fa una persona (Napoleone di nome) si è recata in un mio studio e ad un certo punto abbiamo avuto una discussione di questo tipo:

Sig. Napoleone:”Sento benissimo! Me l’hanno detto i dottori che avevo a lavoro. Sa dottore, ero un ferroviere, lì venivamo controllati benissimo

Io:”Bene, molto bene! Ma come mai è qui allora? Come posso esserle d’aiuto?

Sig. Napoleone: “Mi sono accorto che al bar tutti i miei amici capiscono invece io non capisco nulla di quello che parlano!

Io:”Ah, allora ha un problema di udito!?

Sig. Napoleone:”No no, io ci sento benissimo, me l’hanno detto a lavoro. Solo che non capisco quello che dicono. Sa dottore, mi piaceva tanto andare a giocare a briscola, sono dieci anni che non ci vado più per questo problema..

Perché non capiva niente al bar?

Ovviamente per il suo problema di udito. Dei dottori gli hanno detto venti anni fa che sentiva bene e lui non ci ha più pensato.

Il primo danno che ha creato il suo problema è stato a livello sociale oltre che sulle sue passioni personali.

Si è estraniato dal mondo che lo circondava. Parlando con lui è venuto fuori che le sue giornate le passa a casa, nell’orto.

Gli piace coltivare la terra ma non è questo il discorso. Il punto è che non ha avuto scelta. Negli anni la sua perdita di udito si è accentuata e non ha avuto altra scelta che isolarsi. Un po’ alla volta.

Al punto tale da abbandonare anche la sua passione delle carte.

Ma si possono perdere le proprie passioni per una “semplice” perdita di udito?

Sto esagerando secondo te?

In realtà ogni volta che incontriamo un “limite” ci troviamo a dover affrontare appunto una limitazione.

Se mi faccio male alla gamba non potrò più andare a correre.

Se mi operano alle corde vocali avrò difficoltà a parlare.

E se il limite arriva nelle orecchie?

Si usa dire che :

La cecità allontana le persone dalle cose. La sordità allontana le persone dalle persone.

Te lo ripeto.

La sordità allontana le persone dalle persone

Anche le perdita di udito “leggera” ti limita i rapporti. Proprio come il sig. Napoleone. Non ancora cosciente del problema, un po’ alla volta, si è ritrovato tutto il giorno a lavorare la terra, da solo.

Devi capire che nella nostra società quando si parla di “sordo” ci viene in mente il vecchio del paese che non sente niente di niente (con tutto il rispetto per lui). Invece nel mondo della sordità esistono un sacco di sfumate. Dalla perdita di udito più leggera alla perdita di udito più severa.

Ognuna, a modo suo, ti porta una limitazione. Come in tutti i limiti se non corri al riparo questi diventano sempre più grandi e difficili da affrontare.

Come ti accennavo prima la perdita di udito non si ferma qua. E’ “viscida“, è “una brutta bestia” come sento dire spesso proprio perché aumenta un pò alla volta e mediamente non fa male. Quindi non te ne accorgi nel tempo.

Inizi a notare che chiedi sempre più spesso “cosa?“, “come?” ma comunque tendi a non darci troppa importanza. Poi subentra un famigliare, il marito o la moglie, i figli che ogni giorno ti dicono “ma non senti nulla??“, “ma sei sordo?“..

..e credimi, comunque non vorrai accettarlo perché in una società come la nostra l’idea del sordo ci da una percezione di “vecchio/anziano”. E’ fondamentale che pian piano cambiamo questa percezione, come nei paesi del nord Europa, estremamente più civilizzati in questi campi.

Cosa succede quindi andando avanti?

Non ci si accorge che, di anno in anno, la perdita di udito aumenta

E quando si “tocca il fondo”, ci si inizia a preoccupare. In tanti si “disperano” perché non sanno cosa fare, se potranno o meno risolvere questo problema.

Spesso mi arrivano mail di tutti i tipi..

Questo ad esempio è Angelino. Conosco la sua situazione e so bene che ha aspettato troppo. Infatti anche situazioni più semplici come l’ascolto della televisione lo mettono in difficoltà.

Oppure Marco. Ha 20 anni. Puoi capire che la perdita di udito non ha età. Leggi e noti subito la preoccupazione di questo ragazzo.

Anche lei ha 35 anni, è giovanissima. E queste 3 mail sono le prime che mi sono capitate per le mani. Un signore di 77 anni, un ragazzo di 20 e una donna di 35. Tutti con sordità “leggere” ma che li stanno mettendo in serie difficoltà nella vita di tutti i giorni.

E se mi chiudo da qualche parte nel silenzio totale? Potrebbe beneficiarne la mia perdita di udito?

Prima di risponderti soffermiamoci un attimo sul silenzio. Ha scritto un interessante articolo a riguardo mio fratello Matteo Pontoni. Voglio prendere giusto qualche spunto, non l’intero articolo.

Microsoft Building 87 Redmond Washington USA 98052. Conosci questa via?

Building 87… richiama un film di fantascienza, uno di quelli in cui c’è un grattacielo nero, senza finestre, con un piano segreto non segnato sulla tastiera dell’ascensore. L’indirizzo è reale e se provi a curiosare con google appare come un’area di ricerca immersa nel verde.

Ne parlo perchè dentro al Building 87 si trova il luogo più silenzioso al mondo: “dove il suono muore”

Si tratta di una camera anecoica che è in grado di abbattere gli echi e le onde sonore riflesse che rappresentano, in un ambiente normale, il rumore di fondo.

In realtà devo confessarti che il silenzio assoluto non esiste, ma questi sono gli ambienti più silenziosi al mondo.

Sebbene molte persone, almeno fra gli addetti ai lavori, sanno cos’è una camera anecoica, solo in poche ci hanno trascorso del tempo all’interno.

Io ci sono stato per pochi istanti, durante un viaggio di lavoro in Danimarca, e posso garantire che, anche mantenendo la porta aperta e in presenza di altre persone, si avverte un certo disagio.

Non mi meraviglio quindi quando leggo che le persone non riescono a passare più di qualche minuto all’interno di questa stanza.

Ai fini della ricerca relativa agli effetti della privazione sonora, alcune persone hanno provato a passarci dentro dei periodi più lunghi, per capirci: anche una quindicina di minuti.

Se all’inizio sentivano il rumore del sangue scorrere nelle vene, del battito del cuore, dell’aria che entrava nei polmoni… pochi istanti dopo iniziavano ad avere malessere, nausea, vomito, panico e allucinazioni uditive.

Ma come mai la privazione sonora (sentire meno) ha un effetto così forte sul nostro organismo?

Certo potresti pensare “sono semplicemente nel silenzio, che c’è di male?“. Ma questo capita anche a chi ha una perdita di udito, perché non si ricevono stimoli sonori (o comunque in maniera limitata).

In fin dei conti con la vista non è la stessa cosa: tenere gli occhi chiusi o stare al buio non ha effetti così drammatici.

Il nostro sistema uditivo è prima di tutto un sistema di allerta.

L’evoluzione del nostro organismo ha fatto si che uno stimolo uditivo venga processato prima a livello “automatico” producendo delle reazioni funzionali alla sopravvivenza, poi emotive e solo in seguito a livello corticale.

Troppo difficile?

Uno degli esempi preferiti al quale ricorre il famoso dott.  P.J.Jastreboff  è quello che fa riferimento a ciò che succederebbe in una normale notte di pioggia a casa di una giovane madre.

Immagina una donna che dopo aver messo a letto il suo bebè si addormenta. C’è un forte temporale ed il rumore della pioggia è molto forte, ma non impedisce alla mamma di addormentarsi. Il suo organismo ora è rilassato, a riposo, e si sta rigenerando. Ad un certo punto il bimbo piange.

Quello che succede è che la giovane donna si sveglia. È un fatto indipendente dalla sua volontà, non è una scelta, è una reazione.

Solo dopo essersi svegliata impatta con la sua esperienza emotiva: può avere dubbi e/o preoccupazione, essere affranta e/o infastidita. Solo dopo questa sensazione prende controllo la sua coscienza che decide il da farsi: “Dico a mio marito di andare a vedere; oddio potrebbe essere una colica; oh non è già la quarta volta questa notte?”.

Ne consegue che alcuni suoni, (il pianto del bambino in questo caso) quelli che vengono classificati come rilevanti, hanno un effetto diretto sullo stato dell’organismo della persona.

Quando parlo di reazioni automatiche intendo tutta la parte del corpo gestita dal sistema nervoso autonomo: la digestione, la tensione muscolare, la respirazione il battito cardiaco, lo stato di veglia.

Prendiamo per un momento in considerazione l’acufene – Quel fischio che in tanti sentono all’interno dell’orecchio

Nonostante giunga al cervello come un qualsiasi suono, viene classificato come un segnale importante che attiva una serie di reazioni. La prima è sempre quella di  prestarci attenzione. In seguito, se si innesca un loop (un circolo vizioso) in cui all’attenzione si succedono delle emozioni spiacevoli e idee catastrofiche,  si amplifica e giustifica la fissazione dell’attenzione per il suo monitoraggio continuo.

Per dirla semplice, immaginiamo una situazione spiacevole: ti chiamano in tribunale per rilasciare una testimonianza. E’ apparentemente semplice, si deve solo rispondere a delle domande, ma allo stesso tempo si deve essere molto cauti e precisi. Si sta in attesa, soprattutto se è la prima volta.

Probabilmente la sudorazione aumenta, come il battito cardiaco e la tensione muscolare. Magari in quei momenti, anche se è ora di pranzo, non si ha fame. Se si tratta di una persona controllata queste reazioni saranno ridotte, ma di fatto ci sono e sono tutte automatiche.

acufene e perdita di uditoL’acufene fa lo stesso identico effetto. In molte persone le reazioni potrebbero essere contenute, ma l’effetto nel tempo può essere rilevante.

Facciamo un banale esperimento: solleva una penna con la mano. Senti a malapena il suo peso. Ma se la tieni sollevata per qualche minuto, inizi a sentire un po’ di fastidio alla spalla. Cosa succede se la tieni sollevata per anni? Le persone che soffrono di acufene solitamente mi parlano di anni di presenza del sintomo e dei suoi effetti.

Che centra questo con il Building 87 e la camera anecoica?

Centra il fatto che quasi il 60% dei pazienti che vedo percepisce acufeni.  Circa il 10% di questi dichiara che hanno un impatto sulla qualità della vita.

Nella camera anecoica praticamente tutti percepiamo cosa significa avere un acufene. Più esattamente percepiamo il rumore del silenzio (una sorta di acufene travestito) con il conseguente disagio, ma con la fondamentale differenza che esso é situazionale mentre per uno che ne soffre non lo è.

La totale privazione del suono non é tollerabile come il costante richiamo ad esso, per cui i due fenomeni antitetici finiscono per sortire gli stessi effetti. La camera anecoica, paradossalmente, non serve solo per verificare la funzionalità delle protesi, ma serve a chi non soffre di problemi acustici per sperimentare una condizione simile a chi ne soffre.

Ma questo aspetto rivela anche l’altro lato del problema, perché, ovviamente, non solo alcuni sentono ciò che non vorrebbero sentire, ma non sentono ciò che vorrebbero.

Le persone con una perdita di udito di fatto sono deprivate della percezione sonora, anche solo per alcune intensità ed alcune frequenze

Se è evidente che passare dei minuti in una camera anecoica è fonte di malessere, perché invece è culturalmente tollerabile ignorare, una moderata, perdita di udito?

Si assiste così ad una sorta di slittamento lento e progressivo verso una sordità via via più pesante, come le falde sotterranee di un terremoto che va accumulandosi nel tempo. Oppure di un terreno che inizia uno smottamento lento per poi precipitare in una valanga.

In altre parole, molte persone sordastre, che si avviano a diventare sorde, si adattano alla loro piccola camera anecoica, mentre la carica psicologica e nervosa per contenerne gli effetti si va accumulando, proprio come la penna tenuta sollevata con il braccio teso in avanti.

Molto spesso infatti capita di avere a che fare con persone con una perdita di udito che nonostante la prescrizione medica di utilizzo protesi ritengono di ignorare il parere medico, o hanno bisogno di essere convinti.

La percezione del suono, oltre che permettere la comunicazione, ha quindi un effetto sul sistema nervoso autonomo e sistema limbico… non per niente lo stadio più grave della presbiacusia prende il nome di socio-acusia e comprende fra i sintomi la depressione (che altro non è che un bassissimo livello di “energia” dell’organismo).

In conclusione, consiglio spesso ai miei pazienti di usare gli apparecchi acustici per:

  1. migliorare la comunicazione con gli altri ed essere presenti ed autonomi nella relazione con l’altro;
  2. permettere l’attenuazione del fastidio dell’acufene, con programmi o metodi di adattamento protesico specifici;
  3. godere dell’arricchimento sonoro per facilitare il benessere generale dell’organismo;

Dove c’è il silenzio, non c’è benessere e l’acufene è un esempio palese di come il nostro corpo abbia bisogno di ricevere continui stimoli sonori

Non sai a che punto è la tua perdita di udito? Non sai che dottore ascoltare?

Se vuoi qualche informazione in più ti consiglio di prendere il libro “NON SEI SORDO! Scopri come recuperare fino al 90% del tuo udito con il giusto apparecchio acustico (ed evitare fregature)”, di cui sono uno degli autori.

Buon Ascolto

__________

Francesco Pontoni

Responsabile formazione Pontoni – Udito & Tecnologia

 

Ps. se hai qualche dubbio scrivimi nei commenti e ti risponderò entro 24h

PPs. Altrimenti prendi il libro NON SEI SORDO! . Non devi leggerlo tutto ma puoi trovare le risposte che stai cercando capitolo per capitolo.

2 thoughts on “Perdita di udito – Perché vuoi trascurarla nonostante sia la peggior soluzione?

  1. Enio Desabbata

    Vorrei sapere il costo di una visita,e di un apparecchio acustico.
    Grazie.

    Reply

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