Non sottovalutare un calo d’udito: agire per tempo può salvarti la vita

di | 9 Gennaio 2020

Forse non sai che in Italia sono 7,3 milioni le persone con un calo d’udito. Questi sono i dati di ricerca presentati alla fine dell’anno 2019 dal Censis, che evidenziano quanto sia diventato comune, soprattutto nella fascia d’età 46-60 anni, avere un calo d’udito (anche se leggero). In base a questi numeri il 10% sente meno. 

calo d'udito

I sintomi sono molto facili da riconoscere: 

  • fai difficoltà a sentire la TV e ti costringi ad alzare il volume (a discapito di quello che dirà il tuo parente più stretto o il tuo vicino di casa)
  • senti ronzii o fischi dei quali non riconosci la fonte (acufeni) 
  • ti sembra che le persone parlino più piano del solito o che si mangino le parole (credo ti capiti di chiedere di ripetere ciò che gli altri ti dicono provando un po’ di imbarazzo) 

Voglio tranquillizzarti e dirti che è una cosa normale.

Questi sintomi si presentano a molte persone nell’arco della loro vita, e dipendono da più fattori come:

  • ambienti lavorativi rumorosi (dal cantiere al brusio di sottofondo dell’ufficio o dei luoghi pubblici) 
  • amanti dei concerti o della musica in cuffia a volumi alti
  • praticanti di sport subacquei, cacciatori o addirittura velisti

Sono certo che al momento pensi una di queste due cose: 

  1. “non ho nessun calo d’udito, e non ho bisogno degli apparecchi acustici”
  2. “non voglio essere visto come una persona sorda, nessuno mi prenderà più sul serio”

Ecco perché vorrei rassicurarti in quanto non è così. Non sei “sordo”. E non sei solo. 

Per questo mi preme raccontarti la storia di uno dei nostri pazienti, che ha gentilmente condiviso con noi.

La storia dell’ing. Alessandro Alberti 

Spero che la sua esperienza faccia aprire gli occhi anche a te: quella del campione del mondo di vela d’altura, ing. Alessandro Alberti. 

Fin da piccolo soffriva di un leggero calo di udito, poi il problema è diventato così grande da compromettere la sua vita privata e lavorativa, in quanto ha subito un peggioramento progressivo. 

Per 10 anni, consapevole del problema, l’ing. Alberti è riuscito a “controllare” il suo handicap. Viene spontaneo inizialmente quando si ha un problema di non parlarne e di non ammetterlo. 

Si tende quindi a nasconderlo ed a pensare di poterlo gestire, in quanto purtroppo ci vergogniamo di ammettere che abbiamo bisogno d’aiuto. Non vogliamo sentirci vulnerabili di fronte agli altri. Specialmente nella nostra vita lavorativa e sociale.  

Il bisogno di nascondere e controllare il calo d’udito è durato così a lungo, finché l’ing. Alberti non ha perso il 90% dell’udito dall’orecchio destro e il 50% dal sinistro.

Purtroppo è andato avanti finché anche il sinistro si è ulteriormente danneggiato. Il calo d’udito ha raggiunto il suo limite e non riuscendo più a comunicare, l’ing. Alberti è arrivato al punto di pensare di porre fine alla sua carriera da velista a livello mondiale. Purtroppo quando si soffre di un calo d’udito grave, si pensa:

“Il problema non siamo noi, ma sono gli altri che parlano troppo piano o male.”

Anche l’ing. Alberti è passato per questa fase. Il suo equipaggio era consapevole del suo calo drastico d’udito, e quindi cercavano di aiutarlo parlando più forte o richiamando la sua attenzione. La chiave per performare in una regata è la velocità di comunicazione tra lo skipper e l’equipaggio. Purtroppo questa velocità andava perdendosi, e per questo aveva pensato di mollare. 

Il mio ruolo a bordo è prevalentemente quello di dare informazioni ai vari membri dell’equipaggio, però se mi fanno una domanda devo sentire cosa mi chiedono

Anche l’ing. Alberti, come ci ha spiegato durante l’intervista dava la colpa agli altri che non capivano il suo stato. Pensava “Cosa vi lamentate voi, sono io che ho un problema”. Finché un pomeriggio in barca gli fece aprire gli occhi: 

“Sono andato in barca con due persone che hanno il mio stesso problema, sono sordi come me, e non riuscivamo a comunicare…dopo una giornata intera con queste due persone, sono sceso dalla barca distrutto. Come faccio a comunicare con loro? Era impossibile.

Pensai immediatamente alla mia fidanzata che ha questo problema ogni giorno, e alle altre persone che navigano con me. Ho detto BASTA, sono stato fin troppo egoista a voler credere che il problema fosse solo mio e che gli altri dovevano adattarsi. Non è facile relazionarsi con una persona che non sente niente. Si estranea, devi chiamarlo cento volte per attirare la sua attenzione. Quel giorno, per me, ha rappresentato una svolta.”

calo d'udito

Non credeva che gli apparecchi acustici l’avrebbero aiutato ad avere una vita normale: invece sono stati la svolta 

O che avrebbero dato una seconda possibilità alla sua carriera da velista internazionale. Invece con la sintonizzazione e un percorso di riabilitazione corretto, è stata una svolta, sia per la sua vita sociale che sportiva.

Ha deciso di non arrendersi e di affrontare il problema una volta per tutte, e l’ha risolto.

Come per chi mette gli occhiali,  forse è la stessa cosa, non li vuoi mettere fino a che arrivi all’estremo, non ce la fai più, li indossi e ti domandi: perché ho aspettato così tanto?  Io mi sentivo menomato, però volevo lo stesso andare avanti, non volevo arrendermi 

Durante il periodo di negazione, l’ing. Alberti  ha rischiato di essere investito più volte andando in bicicletta, perché non sentiva arrivare le auto finché non erano a due metri dietro a lui. 

“Non sentire bene è come andare in giro indossando le cuffie anti-rumore; non ti accorgi dei mille pericoli che ci sono”.

Quando finalmente è arrivato il momento di indossare gli apparecchi acustici per la prima volta, l’ing. Alberti ha aperto la finestra della sua casa in campagna, ed ha sentito un concerto.

Era da anni che non sentiva gli uccellini cinguettare la mattina. Però, come in tutti i casi di udito maltrattato per lunghi periodi, alcuni suoni faceva difficoltà ad associarli e a riconoscerli, in quanto ha passato tanto tempo senza sentirli.  

Cosa ci insegna l’esperienza dell’ing. Alessandro Alberti

Ecco perché il ruolo del tecnico dell’udito (audioprotesista) è fondamentale in questa fase. Per accompagnare il paziente attraverso un percorso di riabilitazione chiaro, con il solo obbiettivo di far sentire meglio il paziente. Di allenare quella parte del cervello adibita all’udito, che dopo tanto tempo, si trova fuori forma, così da ridare tonicità al tuo udito. 

Il consiglio che ci dà l’ing. Alessandro Alberti è che

“non puoi continuare in questa condizione di isolamento, perché alla fine io mi emarginavo; non riuscendo a sostenere nessuna conversazione, preferivo farmi da parte oppure fingevo un mal di testa per non dare troppo nell’occhio. Alle cene con amici o colleghi mi sedevo sempre in un angolo della tavola perché, se mi fossi seduto al centro, avrei spaccato la tavolata in due.” 

In pochi avranno capito cosa ci sta dicendo l’ing. Alberti, come una piccola perdita d’udito con il passare del tempo può diventare drastica se trascurata.

Cerco sempre di spiegare ai miei pazienti di non perdere tempo, e non lasciare che l’udito, già danneggiato, vada a perdersi ancora di più. C’è un proverbio anglosassone che mi ha colpito molto e che vorrei condividere con te:

Perso un chiodo si può perdere la battaglia 

Non tutti capiscono che cogliere un problema d’udito per tempo, può evitare gravi conseguenze, sia a livello personale che economico. Non sono qui a scriverti per chiederti di spendere cifre ingenti per apparecchi acustici. Ma per spingerti ad agire e prevenire che questo accada. 

Più si aspetta, più rischi che:

  • la riabilitazione sarà difficoltosa e complessa. 
  • la qualità di vita andrà a diminuire.
  • le relazioni con i tuoi cari diventeranno problematiche. 
  • la spesa sarà ingente per sentire meglio.

Sono certo che tu non ti ridurrai ad aspettare all’ultimo, e perdere la battaglia.

Mi preme aiutarti a capire che accorgersi per tempo di avere un calo d’udito, e tenerlo sotto controllo, è più importante della vergogna o del giudizio degli altri.

Cosa puoi fare per tenere sotto controllo un calo d’udito

Si tratta principalmente di prevenzione. Sottoporsi a controlli annuali (che oltretutto sono gratuiti) per monitorare ogni possibile calo d’udito. Questi controlli devono però essere svolti nei seguenti modi, perché l’esame audiometrico da solo non basta. È necessario che venga integrato con altri due test, quello per via ossea e vocale:  

  • l’esame audiometrico tonale: il tecnico ti farà indossare delle cuffie speciali e invierà agli orecchi suoni a diversi volumi e a diverse tonalità (frequenze). A te aspetta il compito di alzare la mano, o premere un pulsante quando senti il suono. Il tecnico annoterà la tua soglia uditiva per ogni frequenza, e ti indicherà qual è il tuo livello d’udito.

  • l’esame per via ossea: il test non è invasivo, ma viene eseguito con un archetto con una piccola placca che viene posizionata sull’osso dietro all’orecchio e verranno inviati dei suoni tramite vibrazioni. Questo serve a capire come funziona il tuo orecchio a vari livelli.
  • l’esame audiometro vocale (che in pochi fanno): il tecnico ti farà sentire una parola alla volta, a diversi volumi, che tu dovrai ripetere a voce (i.e. cane, lino, rame, strilli). Il risultato del test è fondamentale, ti dice quante parole capisci in un discorso, senza l’aiuto del labiale. 
Un altro consiglio che voglio darti (e che in pochi raccomandano):

è di conservare i risultai dei test gelosamente: in questo modo potrai anche osservare il cambiamento degli esami nel tempo e ti potrai rendere conto anche tu stesso se la situazione è stabile o meno. 

Se il tecnico dovesse riscontare delle anomalie dopo un test di controllo, saprà indicarti se occorre una visita specialistica urgente. Fai sempre attenzione di avere tutti gli esami sotto mano (dello specialista compreso) prima di intraprendere una delle seguenti strade: 

  • continuare a fare controlli annuali 
  • intervenire con farmaci o interventi chirurgici 
  • utilizzare degli apparecchi acustici 

Perché isolarsi, provare vergogna nel chiedere di ripetere cosa hanno detto gli altri, ed evitare di comunicare con le persone a te più care, quando hai la possibilità di agire? 

Gli apparecchi acustici non bastano 

Se la strada da intraprendere fosse la prescrizione di apparecchi acustici, ti consiglio di non limitarti alla scelta del modello da acquistare ma chiedi sempre in che modo verrà regolato su di te l’apparecchio. Perché? Un apparecchio acustico top gamma regolato male, è assolutamente inutile e deludente (per non parlare della spesa).  

Ecco perché l’apparecchio in sé non basta, dev’essere accompagnato da un percorso di riabilitazione e sintonizzazione.

Per questo abbiamo sviluppato negli ultimi anni un metodo innovativo di regolazione degli apparecchi acustici,  Clarivox®, attraverso il quale si va ad allenare il tuo udito a capire meglio le parole. 

Si tratta di un percorso di più fasi, che aiutano a capire sia a te che al tecnico audioprotesita, la sintonizzazione corretta degli apparecchi acustici. Questo perché dopo un periodo iniziale, il tuo udito inizierà pian piano a risvegliarsi. 

Se deciderai di affrontare questa sfida, non scoraggiarti, perché ogni volta che si inizia un nuovo percorso, la fase di “start” è sempre la più difficile. Pensa alla prima volta che sei andato in bicicletta o provato a camminare. Sarai sicuramente caduto. Come tutti d’altronde. Ma l’importante è che ti sei rialzato e hai continuato a pedalare e a camminare. 

Come ci ha spiegato l’ing. Alessandro Alberti, non aspettare fino all’ultimo, perso l’udito si perde molto di più. 

Cosa puoi fare quindi per prenderti cura del tuo udito e agire per tempo?

La prima cosa che puoi fare è prenotare un appuntamento (direttamente co noi) nello studio a te più vicino e comodo. Ed armarsi anche di sana e buona pazienza. 

Possiamo prenderci in carico al massimo 2 nuovi pazienti a settimana (per studio). Abbiamo bisogno di dedicarti tutto il tempo a disposizione necessario per svolgere la visita di controllo al meglio. E non solo per fare tutti gli esami.

Ma per capire la tua situazione, la storia del tuo udito e della tua vita quotidiana. Di come ascolti la televisione, dei posti che frequenti. Non per fare domande invasive, ma perché abbiamo bisogno di sapere in che ambienti ti trovi, e cosa va ad incidere sul tuo udito. 

Non possiamo quindi permetterci di “lavorare di fretta” o “superficialmente”

È giusto che ti venga dedicato tutto il tempo necessario e allo stesso tempo dobbiamo essere pronti a seguirti nel migliore dei modi qualora dovessimo iniziare il percorso Clarivox® che richiede dedizione e tempo. 

Tornare a sentire bene non è così semplice e banale come si può pensare. 

Questo è il motivo per cui ti prego di avere pazienza,  in quanto abbiamo deciso di prenderci in carico al massimo 2 persone nuove a settimana.

Non arrenderti, prenditi cura del tuo udito per tempo, esattamente come ha fatto l’ing. Alessandro Alberti.

A presto, 

Dott. Francesco Pontoni

Autore del libro “Non sei sordo!”

calo d'udito

P.S. : Mi preme ribadire che non è necessario spendere cifre ingenti per gli apparecchi acustici. Però più aspetti, più questo scenario può avverarsi. Per questo ci tengo a spingerti ad agire, e prevenire che questo accada. E mi raccomando, ricorda che l’apparecchio acustico di per sé è inutile. Dev’essere accompagnato da un percorso di riabilitazione e sintonizzazione accurato. 

Un udito migliore è un dono per tutta la famiglia.  

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