Tutto quello che nessuno ti ha mai detto su come gestire un acufene

di | 13 Agosto 2020

Ti è mai capitato di sentire o percepire un fastidioso ronzio, tintinnio, fruscio o melodia di sottofondo, soprattutto la sera prima di metterti a letto? E fare proprio fatica a capire da che fonte proviene? 

Probabilmente lo hai anche sentito dopo un concerto o una serata in discoteca, ma solitamente  sparirà con un po’ di riposo nel giro di qualche ora. 

Se invece lo percepisci giornalmente, allora può trattarsi di acufene. Ed è una condizione più comune di quanto si pensi. È un sensazione uditiva anomala, si percepiscono dei suoni o stimoli sonori che non esistono. Alcuni sentono un fruscio, una cascata, un “bip”, un suono che pulsa. 

In pochi ti diranno che si può “risolvere” (o almeno “migliorare”), e che l’acufene è un sintomo. Non è la causa. E in pochi ti dicono come gestire un acufene. Inoltre la fonte di questo fastidioso rumore di sottofondo è diversa.

Infatti può essere causato da:

  • trauma emotivo, come la perdita di un proprio caro o da stress elevato, l’acufene si sviluppa in quella parte del cervello che gestisce le emozioni
  • problema circolatorio, mandibolare o cervicale 
  • problema di udito
  • semplice tappo di cerume, perché battendo sul timpano, il cerume crea quel fastidioso ronzio o tintinnio

Il suono percepito, come la risoluzione del problema, varia da caso a caso. 

Anche essendo estremamente soggettivo, il minimo comune denominatore è il tempo che si impiega prima di affrontare questo problema.  Più si aspetta ad intervenire, e più sarà difficile la ripresa. 

Purtroppo ho avuto casi di pazienti che hanno aspettato molto prima di intervenire. Ma non a causa loro. È colpa della concezione comune che si cela dietro questo problema: 

“l’acufene se ce l’hai te lo devi tenere, non ci sono soluzioni.”

Assolutamente no! 

È un disturbo che va trattato, e può essere alleviato indossando gli apparecchi acustici, per esempio. Questa è una delle nostre specializzazioni.

Mi spiego meglio.

Si può intervenire sulla causa e/o sul sintomo. Se si lavora sul sintomo si può lavorare sempre con degli apparecchi acustici. 

Se si lavora sulla causa, e questa è una perdita di udito, allora vanno bene anche in questo caso, perché miglioreranno questo deficit.

come gestire un acufene

Come gestire un acufene con gli apparecchi acustici?

Voglio fare prima una piccola premessa: l’acufene non sparisce con gli apparecchi acustici, ma viene percepito di meno. 

Fa come da cuscino, per attenuare il ronzio o fruscio di sottofondo dell’acufene. Quindi non se ne va da un giorno all’altro, ma diventa più sopportabile. 

Ma se l’audioprotesista non è in grado di gestire nella maniera corretta la ripresa uditiva con gli apparecchi acustici, l’effetto può essere il contrario. Infatti l’acufene può venir percepito di più ed essere ancora più fastidioso. 

Pensa ad avere questo rumore in sottofondo tutto il giorno! 

Ogni giorno! Diventa molto alienante. 

Come gestire un acufene nella pratica?

Ti spiego come si lavora con gli apparecchi acustici per alleviare l’acufene tramite l’esperienza di un mio paziente. 

Sostituendo un gommino (la parte che avvolge e protegge il ricevitore che viene inserito nel canale uditivo) “aperto” (e cioè con forature apposite per far circolare l’aria nel canale uditivo), con uno “chiuso”, senza fori in modo che faccia così da tappo, il suono si sente molto di più e così anche l’acufene. 

Quindi anche un minimo dettaglio come il gommino, può fare una differenza abissale nel risultato finale. 

Questo per farti capire quanto sia importante per noi audioprotesisti lavorare a stretto contatto con il paziente, e reagire a tutti i cambiamenti di udito che avvengono una volta indossati gli apparecchi acustici. 

Non è tutto perfetto, può capitare, ma con l’acufene bisogna lavorare in un certo modo. L’orecchio, più respira e meglio è. Più viene tappato, più l’acufene si sentirà. 

Però ci sono alcuni pazienti che vogliono sentire e capire di più le parole, e in questo caso si tapperà di più l’orecchio (sempre con l’aiuto del gommino “chiuso” che protegge il ricevitore). È sempre importante trovare il compromesso giusto.

Mentre c’è chi non ne può più di questo fastidiosissimo rumore di sottofondo, e preferisce capire un po’ meno le parole e sbarazzarsi dell’acufene alleviando il suono. 

La cosa più importante se soffri di acufene è essere chiaro con noi audioprotesisti sui tuoi bisogni ed esigenze uditive. 

Per fare al meglio il nostro lavoro e farti ottenere risultati ottimali abbiamo bisogno di questi dati fondamentali. 

Seguo anche ad esempio pazienti che ci sentono benissimo, non hanno perdite di udito, ma che utilizzano gli apparecchi acustici per alleviare e convivere in modo sereno con l’acufene. 

Consiglio questa soluzione a quei pazienti estremamente “motivati” e che vivono molto male a causa di questo rumore interno. Sono state molte di più le volte in cui ho detto “non penso che gli apparecchi facciano al suo caso“.

Sta tutto nel lavoro per alleviare l’acufene. Che non sempre è correlato ad una perdita di udito. L’importante è lavorare con uno specialista per arrivare alla causa, perché come dicevo prima l’acufene è un sintomo, non la causa del problema. Così da capire come gestire un acufene al meglio.

Perché, come in tutte le cose, se si risolve la causa è meglio. Se non ci sono possibilità allora dobbiamo andare a lavorare sul sintomo.

Quindi ascoltare le esigenze del paziente e trovare i giusti compromessi per risolvere ed alleviare l’acufene, è la strategia più corretta. Un altro mio paziente, non riusciva proprio a dormire a causa dell’acufene. In questo caso l’acufene era stato causato da un intervento chirurgico.

Grazie ad un programma specifico degli apparecchi acustici, siamo riusciti ad alleviare il rumore di sottofondo ed allenare la mente del paziente a disabituarsi a percepire l’acufene. 

Perché l’acufene è questo: un rumore di sottofondo a cui presti tutta la tua attenzione. Il nostro cervello quindi dev’essere allenato per abituarsi a non sentirlo più. Non è un rumore che sparisce, ma c’è bisogno di lavorare e di creare nuove abitudini al fine di non percepirlo più come prima.

Ma si può impazzire per causa dell’acufene? 

Anche questo è soggettivo. Un mio paziente ha vissuto una situazione estrema ma reale. Abitava in una grande città e lavorava in fabbrica, quindi l’acufene era causato dalla perdita uditiva. 

L’acufene si attiva con il rumore, e questo mio paziente era terrorizzato dal rumore, per paura che si riattivasse l’acufene (oltre al rumore in fabbrica, temeva altre situazioni come ad esempio l’abbaiare di un cane, il suono delle campane e altri rumori forti). 

Se non si soffre di acufeni è quasi impossibile immaginare la sofferenza che queste situazioni possono generare. 

La lucidità viene meno. Era arrivato al punto di non uscire più di casa, o addirittura temeva che la moglie con in mano una bottiglia di plastica potesse fare troppo rumore e che riattivasse il suono che non lo lasciava in pace. 

Per questo motivo portava addirittura un otoprotettore, quindi per le sue esigenze uditive (ma più per il fastidio e l’ansia causata dall’acufene) aveva bisogno di avere l’orecchio completamente tappato, per non provocare l’acufene. 

Invece bisogna riabituarsi ai suoni, più ce ne allontaniamo più diventiamo sensibili. Ogni suono verrà percepito come un pericolo. Ma i rumori non si possono eliminare. 

Prima questo mio paziente era seguito da un altro centro audioprotesico dove gli avevano consigliato un apparecchio interno al condotto uditivo, che, ahimè, faceva da tappo e andava invece ad amplificare l’acufene. 

Bisognava lavorare all’opposto, con un apparecchio esterno che facesse respirare l’orecchio utilizzando volumi molto bassi. Pian pianino, facendo counseling (quindi supporto al paziente per accettare l’acufene), avendo il paziente una perdita medio grave, siamo andati  ad alzare un po’ alla volta il volume delle varie frequenze. 

Non è un percorso semplice e non è immediato. 

È un problema che spaventa, ma con pazienza e impegno si può tornare ad avere una vita serena e alleviare l’acufene. L’apparecchio deve simulare quello che è l’orecchio. 

La persona normale sente la penna che cade, la voce di un bambino che lo chiama da dietro. Se non ci fossero questi rumori, non sarebbe un ascolto naturale ma macchinoso. Quindi non te lo devi tenere, l’acufene! 

Ma devi essere consapevole che ci vorranno più di 3 mesi di lavoro e dedizione per ottenere i primi risultati. Non bisogna dare false speranze. Ma neanche non dare speranze. 

Cosa fare quindi se ci troviamo in questa situazione e volgiamo capire come gestire un acufene? 

  1. Andare dal proprio medico di base e farsi prescrivere una visita dall’otorino. Potrebbe trattarsi di un tappo di cerume, e quindi risolvibile solo con un lavaggio. 
  2. Visita dall’otorino con esami annessi, per indagare cosa potrebbe essere successo.
  3. Batterie di esami iniziali anche in un centro acustico. 
  4. Capire qual è la percezione dell’acufene da 1 a 10 (ci sono dei test appositi).
  5. Capire la causa e se c’è una perdita uditiva collegata al sintomo 
  6. Non avere paura di iniziare un percorso fatto eventualmente con degli apparecchi acustici. 

Perché è importante non arrendersi e trovare una soluzione al proprio acufene? 

Per stare bene anche mentalmente. Per tornare a provare il piacere di stare con i propri cari, con la propria famiglia senza paura che il suono delle campane o del condizionatore possa riattivare l’acufene. 

Ecco perché ti consiglio di intervenire il prima possibile. Più si aspetta, più difficile sarà il percorso da affrontare per raggiungere l’obiettivo.

Anche sottoposti solo ad un semplice controllo dell’udito può fare la differenza, per capire come gestire un acufene.

A presto, 

dott. Francesco Pontoni 

P.s: abbiamo lanciato un podcast per sensibilizzare la sordità! Non sei sordo! Tutto quello che devi sapere sugli apparecchi acustici . Per sfatare i miti più comuni e risolvere tutti quei dubbi che si aggirano sul mondo degli apparecchi acustici, molto spesso demonizzati. Puoi ascoltare la versione video sottotitolata qui 

P.P.S: iscriviti al gruppo Facebook Non sei sordo! ed avrai la possibilità di condividere la tua esperienza con la sordità o quella di un tuo caro. Rispondo sempre io personalmente

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