Esame audiometrico: serve davvero?

di | 7 Novembre 2019

In questo articolo ti spiegherò come funziona l’esame audiometrico, una prova indispensabile per valutare il tuo udito, e quali test vengono affiancati a questo. 

Iniziamo da quello che è l’esame più pubblicizzato e conosciuto: 

il famoso esame audiometrico

Può avere diversi nomi: test dell’udito, prova dell’udito, esame dell’udito.

Se ti trovi presso un ospedale o in un’altra struttura e l’esame viene svolto da un tecnico audiometrista (cioè quel professionista che di lavoro fa solo e specificamente prove sul tuo orecchio).

Non ci sono differenze pratiche. Se viene condotto da un tecnico audiometrista, ha carattere ufficiale (anche perché è garantito dalla professionalità di una figura altamente specializzata). Sulla base dell’esame audiometrico, il medico, raffrontandolo con gli altri dati sanitari raccolti, può porre la diagnosi.

Questi esami servono per capire a quanto corrisponde la perdita o se ci senti nella norma

Questo esame, è composto da almeno due parti :

  • una fatta con cuffia 
  • l’altra svolta con l’ausilio di un piccolo archetto. 
Prima di effettuare l’esame audiometrico

Se chi lo esegue è scrupoloso, prima di iniziare ti farà qualche domanda, sul tuo stato di salute, sulle tue abitudini o sul tipo di lavoro che svolgi o hai svolto in passato.

Questo serve al tecnico per diversi motivi: il primo, banale ma non scontato, per instaurare una relazione con te (siamo persone e non oggetti come in una catena di montaggio). Il secondo, per farsi un’idea di eventuali condizioni di salute.

In ultimo, il momento del dialogo diventa di vitale importanza per rendersi conto a grandi linee del tuo livello uditivo.

Forse non lo sai, ma spesso capita di notare che le persone ascoltino ruotando un po’ la testa per favorire l’orecchio buono. Così facendo il tecnico potrebbe rilevare livelli di udito differenti nelle due orecchie.

Oppure potrebbe accorgersi che parli a voce molto alta, o che con gli occhi, mentre ascolti, guardi le labbra del tuo interlocutore.

Dopo averti prestato attenzione, il tecnico inizia a trafficare con gli oggetti del mestiere. Prenderà in mano una piccola lampada a punta (si chiama otoscopio) e ti guarderà dentro le orecchie, verificando che siano pulite: 

un esame fatto su un paziente che presenta un tappo di cerume non ha alcun senso!

Ma deve anche assicurarsi che non ci siano infiammazioni, otiti, allergie, catarro o qualsiasi altro ostacolo allo svolgimento di un test attendibile.

L’esame audiometrico con cuffia: 

A questo punto si inizia con l’esame: il tecnico audiometrista ti fa indossare speciali cuffie e invia alle orecchie suoni a diverso volume e a diverse tonalità (frequenze).

esame aduiometrico

In pratica, visto che il tuo orecchio funziona come la tastiera di un pianoforte, il tecnico verifica per “ogni tasto” il livello minimo percepito.

A te spetta il compito di alzare la mano (o premere un pulsante) quando senti il suono. In base alle informazioni fornite, chi esegue il test può annotare la soglia uditiva per ogni frequenza.

Questo tipo di test è estremamente soggettivo poiché dipende dalle tue singole capacità d’attenzione

I suoni inviati tramite cuffie sono intermittenti e questo facilita la comprensione: se fossero suoni costanti, infatti, potrebbero essere scambiati per acufeni o brusii esterni.

Questo tipo di esame può essere usato sia per determinare la soglia minima d’udito, sia la soglia del paziente in cui prova fastidio: in questo secondo caso ti verrà chiesto di alzare la mano quando i suoni iniziano ad essere fastidiosi (non dolorosi).

Questi due parametri indicano all’audioprotesista un primo passo per la scelta e l’impostazione dell’apparecchio acustico. Questo perché il suono degli apparecchi deve essere più alto della tua soglia minima e più basso della tua soglia del fastidio.

Ma ti devo confessare che solo pochi tecnici spendono del tempo per fare il test della soglia del fastidio 

E’ facilmente intuibile anche a chi non è del mestiere che se il volume che ti arriva all’orecchio supera i volumi che ti danno fastidio non va molto bene. 

L’esame audiometrico per via ossea:

Questa prova viene eseguita con un archetto in via ossea. In tal modo si possono avere delle informazioni su come funziona il tuo orecchio a vari livelli.

Il termine “via ossea” a volte spaventa i pazienti. 

In realtà l’esame è effettuato semplicemente posizionando una piccola placchetta vibrante sulla mastoide, ossia sull’osso dietro il padiglione auricolare, ed è assolutamente indolore.

La via ossea è un approfondimento obbligatorio della prova dell’udito

Il medico otorinolaringoiatra, confrontando i risultati di questi due esami con gli altri dati anamnestici, effettua la diagnosi. Viene classificata così la perdita uditiva in tre possibili tipologie:

  1. quella detta “trasmissiva” riguarda, nella maggior parte dei casi, problemi a carico dell’orecchio esterno e medio. Alcune situazioni comuni sono: il malfunzionamento della catena degli ossicini, del timpano o la presenza di catarro tubarico. Nell’esame la noti quando la soglia per via ossea è nella normalità mentre quella per via area evidenzia un abbassamento.
  2. quella “percettiva” o “neurosensoriale” è determinata da un problema all’orecchio interno o comunque nel percorso fra orecchio interno e cervello. Questo tipo di perdita viene evidenziata graficamente con i simboli di via area e via ossea molto vicini tra loro.
  3. la perdita mista invece è un insieme di quella trasmissiva e quella percettiva, le cause di questo abbassamento sono di certo più di una

esame audiometrico

Ho messo in corsivo i termini tecnici perché sono quelli che troverai in una diagnosi medica; nel frattempo è importante che ti sia chiaro che grazie a questo confronto si può stabilire se:

la perdita è risolvibile dal punto di vista farmacologico, chirurgico, protesico, o nessuno di questi

Le perdite trasmissive molto spesso vengono curate dai medici con farmaci o con operazioni chirurgiche, mentre per quelle neurosensoriali, se possibile, consigliano gli apparecchi acustici (se vuoi sapere quanto costano clicca qui). 

L’esame audiometrico vocale:

L’esame audiometrico tonale (ovvero la semplice prova dell’udito) può essere affiancato dall’esame audiometrico vocale, che serve a determinare non più la quantità, ma la qualità di udito residuo. In sostanza risponde alla domanda:

quante parole capisci?

Per me  (in quanto audioprotesista) questo è l’esame più importante. Ti confesso che il mio modo di lavorare è cambiato drasticamente (in positivo) da quando ho iniziato a usarlo sistematicamente, anche per modificare la regolazione degli apparecchi.

In fondo gli apparecchi acustici servono a far capire le parole, e per me è con le parole che dovrebbero essere regolati. 

Con l’audiometria vocale puoi scoprire quali sono le tue capacità di memoria acustica e di comprensione delle parole. Se è da tanto che hai un calo d’udito potrebbero essere gravemente limitate.

L’esame audiometirco vocale più diffuso, consiste nel sottoporre al paziente diverse liste di parole bisillabiche, più difficili da capire rispetto a parole più lunghe.

Mi sembra assurdo  che in Italia siano in pochi gli audioprotesisti a basarsi su questi concetti basilari.

I termini utilizzati sono stati studiati appositamente per coprire tutte le gamme di suono (frequenze) e segnalare esattamente dove si trovano le carenze del paziente.

L’esame audiometrico vocale funziona così: 

Ti faccio sentire la lista di parole in un orecchio per volta e, partendo da un volume medio-alto, aumento e diminuisco il volume per vedere come cambia il numero di parole comprese.

Alcuni esempi di parole sono CANE, LINO, FELCE, RAME, SQUILLI, STRILLI, BIANCO. Sono tutti termini semplici, ma allo stesso tempo confondibili se hai problemi d’udito.

Senza rendertene conto, a casa, riesci a comprendere tutto quello che ti dicono perché sei aiutato dal contesto dell’intera frase e soprattutto dal supporto labiale. Se tua moglie ti dice “Dai da mangiare al cane”  non avrai dubbi su quello che ha detto, anche se magari non senti chiaro il suono della lettera C.

Ma quando ti trovi davanti alla parola cane, da sola, slegata dalla frase, ti accorgerai che non è più così semplice da comprendere: qualcuno invece di cane capisce pane.

Una volta finito il test, la maggior parte dei pazienti rimane allibita dalle difficoltà incontrate

Non si rendono conto di ricorrere al labiale o di dipendere in modo così preponderante dal contesto della frase.

In alcuni casi l’esame viene effettuato in campo libero, ossia con  altoparlanti posizionati a distanza e inclinazioni precise rispetto al paziente.

In questo modo simuliamo specifiche situazioni sonore riconducibili alla quotidianità del paziente come ad esempio il traffico, la televisione o il vociferare di persone. Questo è l’unico modo per studiare realisticamente la capacità di comprensione verbale nei diversi contesti.

Tecnicamente quest’esame, viene chiamato esame audiometrico vocale con mascheramento (o competizione) ed è fondamentale per capire se hai problemi d’udito. Perché è proprio in un contesto rumoroso che di solito hai più difficoltà a capire le parole.

Io escluderei qualsiasi centro che non lo usi di prassi!

Ma quindi, questi esami servono davvero? 

Te lo spiego con una breve storia. La signora Elvira, dopo diversi esami audiometrici tonali, non riusciva ancora a capire alcuni suoni e parole.  L’esame audiometrico vocale ci ha permesso di individuare il problema ed impostare l’apparecchio acustico correttamente. Alla fine non era la figlia a parlare male o troppo piano.

Per concludere:

Spero che con questo articolo ti sia fatto un’ idea più chiara su quali sono i principali esami per valutare il tuo udito, e come vengono eseguiti. 

Se invece vuoi saperne di più su come vengono svolte le nostre visite, ti invito a guardare questo breve video:

 

A presto, 

dott. Francesco Pontoni

 

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