Tutto quello che devi sapere su come funzionano gli apparecchi acustici 

di | 11 Marzo 2021

Lo sapevi che il primo apparecchio acustico fu sviluppato nel 13esimo secolo?

funzionano gli apparecchi acustici

Quella volta le persone con problemi di udito si arrangiavano con delle vere e proprie “corna” di bovini e ovini (come quella che vedi nell’immagine qui di fianco). Non erano in grado di amplificare il suono. La forma a imbuto delle corna permetteva di far entrare o collezionare il suono e incanalarlo nell’orecchio. Con gli anni queste “trombe acustiche” o “cornetti acustici” iniziarono a essere prodotti industrialmente. 

Ma ve lo immaginate al giorno d’oggi di essere seduti al bar, ed estrarre questo arnese a forma di corno per cercare di seguire la conversazione con un’amica o parente? 

Fortunatamente non è più così. Dalle corna di animale siamo passati a piccoli gioielli tecnologici, pratici e discreti. Questa nuova tecnologia ti permette di rimanere giovane e indipendente, per non perderti neanche una risata in risposta alla battuta detta da un tuo collega di lavoro o da tuo figlio. 

Ma se non li hai ancora indossati (o se li indossi già), ti sarà capitato di chiederti “ma come funzionano gli apparecchi acustici?” 

Come funzionano gli apparecchi acustici

Tutti gli apparecchi acustici hanno tre componenti principali: il microfono, l’amplificatore e l’altoparlante. 

Il microfono “raccoglie” i suoni e le vibrazioni che ti circondano. Questi suoni sono analizzati da un chip che codifica i suoni per trasmetterli all’amplificatore. 

L’amplificatore aumenta il volume dei suoni recepiti tramite il microfono e li trasporta all’altoparlante. 

L’altoparlante, infine, ha il compito di incanalare i suoni amplificati nell’orecchio, così da supportare l’udito della persona che lo indossa. 

funzionano gli apparecchi acustici

Queste tre componenti principali però, nonostante si potrebbe pensare siano tutto quello di cui si ha bisogno per raggiungere lo scopo, non sono sufficienti ad aiutare i deboli di udito.

Infatti manca una componente essenziale che distingue un semplice AMPLIFICATORE da un apparecchio acustico riconosciuto dal Ministero della Salute; e questo elemento è l’Hardware.

L’hardware è il cuore, il vero motore che, con un determinato calcolo matematico, un algoritmo studiato e custodito come un ingrediente segreto di una ricetta di cucina dai vari produttori di apparecchi acustici, elabora i segnali raccolti dai microfoni per selezionare la voce e separarla dal rumore, per dare supporto cognitivo, e semplificare la vita alle persone con un calo di udito. 

Cosa succede poi al suono quando entra nelle tue orecchie? 

L’orecchio converte le onde sonore amplificate in impulsi elettrici. Questi impulsi vengono inviati al cervello, che ha il compito di processarli. Sentiamo con le nostre orecchie ma capiamo il significato dei suoni (e quindi le parole) con il nostro cervello. 

Sentire è pensare

Il compito degli apparecchi acustici in realtà non è quello che tutti pensano, cioè quello di farti sentire. Ma di farti capire. Un udito sano è direttamente connesso con la salute delle nostre capacità cerebrali.

La sordità infatti è un problema di salute che va trattato il prima possibile e non trascurato. Purtroppo capita troppo spesso che le persone si nascondano dietro a un dito, ignorando o posticipando la risoluzione del problema.  In Italia una persona aspetta in media dagli 8 ai 10 anni prima di intervenire. Senza sapere a che rischi di salute può andare incontro, come ad esempio favorire in chi ne soffre, il progredire di Alzheimer e demenza senile. 

Come influisce la sordità sulla vita delle persone?

Ne parla anche il neurologo Ferdinando Schiavo dell’ospedale di Udine, autore di “Malati per forza”: 

 «La sordità è un fenomeno progressivo, bilaterale e spesso silenzioso. Un fenomeno di cui spesso i soggetti colpiti sono inconsapevoli, pur vivendo con difficoltà la comunicazione con gli altri. Aumenta l’insoddisfazione per la propria vita, diminuisce il coinvolgimento in attività sociali e rapporti interpersonali». 

Come una pianta che si nutre di acqua e di luce per sopravvivere, anche il nostro cervello rimane in salute e preserva le sue funzioni  grazie ai suoni e alle parole. 

Recenti studi internazionali hanno confermato la connessione tra problemi di udito (o ipoacusia) e accelerazione del declino cognitivo (soprattutto tra i soggetti che mostravano già i primi segni di demenza). Questo rischio, come sottolineato dal dott. Schiavo, deve indurci a porre più attenzione nei confronti del nostro udito. 

Molti danno per scontato il proprio udito; ma non danno per scontato che un problema d’udito possa portare a conseguenze più gravi per la propria salute.

Per questo è importante capire come funzionano gli apparecchi acustici e come ti aiutano a compensare la perdita uditiva (che può essere indotta da diversi fattori). 

Gli apparecchi acustici però non sono come gli occhiali da vista 

Non iniziano a funzionare appena li indossi, e non ripristinano l’udito come gli occhiali con la vista. C’è un percorso di adattamento e sintonizzazione da seguire. In molti trascurano questa parte, convinti che l’apparecchio funzionerà dal giorno zero, senza dover fare aggiustamenti personalizzati. Per la vista è così, le diottrie sono quelle, e c’è anche la possibilità di sottoporsi a un’operazione per recuperare la vista ottimale. Per le orecchie non è così purtroppo. 

Le nostre orecchie figurativamente parlando sono sì i nostri occhi, ma anatomicamente parlando non è così. Il suono è complesso così come il funzionamento delle nostre orecchie. 

Ecco perché il funzionamento degli apparecchi acustici è sì dato dai suoi componenti (microfono, amplificatore e altoparlante) ma anche dalla gestione in sé di questi piccoli dispositivi tecnologici. Infatti, come l’ottico sceglie e adatta le lenti a seconda delle diottrie mancanti, lo stesso avviene per gli apparecchi acustici. Ma non in modo standard e immediato. 

Una volta pronto, gli occhiali da vista li indossi e vedi come un film in alta definizione. L’apparecchio acustico ha bisogno di più manovre e tentativi per arrivare a un ascolto ottimale (che bada bene, non sarà al 100% come un tempo, ma sarà di gran lunga un altro mondo rispetto al sentire come fossi sott’acqua). Il funzionamento degli apparecchi è quindi subordinato a un lavoro continuo dell’audioprotesista.

Il quale, controllo dopo controllo (con il metodo Clarivox) aggiusta le frequenze in modo tale che l’apparecchio funzioni nel modo corretto, e che ti permetta un ascolto e comprensione delle parole il più confortevole possibile. 

Se vuoi scoprire di più su come funzionano gli apparecchi acustici, prenota un appuntamento qui senza impegno. 

A presto!

Dott. Francesco Pontoni

Responsabile R&S Clarivox – Il primo metodo in Italia che sintonizza il tuo udito con i giusti apparecchi acustici

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