Impianto cocleare o apparecchio acustico? Scopri le differenze

Chi porta gli occhiali, a seconda del tipo di problema alla vista, deve indossare delle lenti specifiche e di diverse diottrie; la stessa cosa vale per i problemi di udito. 

Ci sono diversi tipi di sordità, che vanno da un leggero calo d’udito fino ad arrivare a condizioni di perdita profonda e grave. Come nel caso degli occhiali, anche in questo ambito ci sono diversi apparecchi acustici che rispondono a differenti esigenze uditive. 

Quando la sordità raggiunge livelli di perdita importante, indipendentemente dall’età del paziente, una soluzione c’è: l’impianto cocleare.

Da un mese a questa parte siamo diventati partner ufficiali di Cochlear in tutti i nostri centri del Friuli Venezia Giulia. Una partnership interessante per tutti i bambini che portano gli impianti, e che possono rivolgersi a noi per assistenza. 

Ricordo ancora quando la madre di un bambino mi disse “perché non potete fornirci i ricambi di questi impianti che dobbiamo correre su e giù per trovarli?”. 

Adesso possiamo dare questo supporto a tutte queste famiglie, per fornire e garantire un servizio di manutenzione e riparazione degli impianti. Molto spesso un paziente che necessita di queste tecnologie trascorre un periodo con gli apparecchi acustici.


Gli impianti vengono eseguiti su una o entrambe le orecchie?
 

Possono essere eseguiti singolarmente, in un solo orecchio. Qui in Friuli viene adottata la tecnica di fare un impianto nell’orecchio peggiore. Per anni ci si trova a seguire bambini con la protesi acustica da un orecchio e con l’impianto cocleare dall’altro. 

Noi audioprotesisti facciamo un po’ da filtro tra l’ambiente sanitario e le famiglie. Dove l’ambiente ospedaliero ha un aspetto più istituzionale, con gli audioprotesisti si crea un rapporto anche famigliare. 

Per gestire gli impianti però c’è l’esclusività. Non tutti i centri possono offrire questo servizio infatti. 

Che differenza c’è quindi tra un impianto cocleare o apparecchio acustico? 

L’obiettivo è comune a entrambe le tecnologie: permettere di sentire meglio a chi sente poco o niente. Esteticamente sono simili, ma l’impianto cocleare si noterà di più rispetto ad un apparecchio acustico.

L’apparecchio acustico è un dispositivo medico non invasivo, quindi non richiede alcun tipo di intervento. Viene applicato la mattina e tolto la sera, o per fare la doccia, possiamo rimuoverlo quando vogliamo. 

La stimolazione con l’apparecchio acustico viene fatta a livello sonoro. Il suono e la voce vengono elaborati ed amplificati, sfruttando la naturale funzione dell’orecchio medio interno e l’udito residuo del paziente. 

Mentre l’impianto cocleare necessita di un intervento chirurgico per applicare l’elettrodo all’interno della coclea. La coclea è l’organo principale che fa da traduzione all’onda sonora in impulso elettrico che arriva al nostro cervello. 

Per le orecchie che non hanno più questa funzione viene adottato l’impianto cocleare, poiché riesce a compensare questa perdita, e stimolare il nervo acustico. 

Qual è la differenza tecnica? 

La stimolazione quindi non è sonora ma elettrica, che richiede appunto un intervento chirurgico, in quanto è il nervo che dev’essere stimolato, cosa che gli apparecchi acustici non permettono di fare. 

Ecco perché quando vediamo un apparecchio con una “chiocciola” dietro la nuca ci rendiamo conto che è un impianto cocleare e non un apparecchio acustico. La scelta, la gestione, quindi il mappaggio e la taratura dell’impianto cocleare viene fatto in ambito ospedaliero al contrario dell’apparecchio acustico che viene sintonizzato, gestito e scelto dall’audioprotesista.

Quello che possiamo fare per l’impianto cocleare è seguire puramente la parte tecnica, dei malfunzionamenti e guasti. 

Il vantaggio di questa partnership per i pazienti che portano un impianto cocleare è appunto quello di riuscire a fornire un’assistenza istantanea.

Quale bisogna scegliere? 

È la perdita d’udito che determina la scelta di uno piuttosto che l’altro. Tolto un apparecchio acustico, un residuo di udito c’è. Mentre tolto un impianto cocleare no. Perché appunto la coclea è danneggiata, qui parliamo di sordità grave e profonda. 

La persona che porta un apparecchio acustico e subisce un guasto ha un problema, quindi figuriamoci una persona con una sordità da impianto cocleare. Un guasto quindi è un grande limite, che dev’essere risolto nel più breve tempo possibile. 

La differenza nell’utilizzo degli apparecchi acustici e degli impianti cocleari dipende sia dal livello di gravità della perdita d’udito che dall’età del paziente. Purtroppo capita che un bambino nasca con una sordità molto grave. 

La buona notizia è che le innovazioni e le tecnologie presenti al giorno d’oggi, ci aiutano a superare questo problema. Infatti un bambino sordo dalla nascita, cosa che si può confermare solo con esami eseguiti dal sistema ospedaliero, non potrà portare un impianto fin dalla nascita. 

Ma solo in un secondo periodo, dopo che si ha la conferma, e per non perdere tempo prezioso per la formazione del linguaggio entro i 6 mesi, si comincia con un apparecchio acustico, monitorando l’andamento e l’evoluzione della sordità. 

Se l’andamento è positivo si proseguirà con gli apparecchi, mentre se negativo si passerà all’impianto cocleare. Al giorno d’oggi ci viene quindi data una scelta. 

Anche una persona adulta passa per questi stadi, da una sordità lieve supportata dagli apparecchi acustici ad una più grave dove può essere necessario l’impianto cocleare. 

C’è anche la possibilità di sfruttare un impianto bimodale, quindi apparecchio acustico sull’orecchio meno debole e impianto cocleare su quello più debole, per garantire lo sviluppo ottimale del cervello di un bambino, o per evitare l’invecchiamento di quello di un adulto. 

Come viene gestito un impianto cocleare? 

Il lavoro di squadra è quello che rende possibile un recupero ottimale. 

Purtroppo ancora molte persone vedono la sordità come una cosa negativa, sia che sia un bambino che un adulto. Ma non è affatto così!

Le soluzioni ci sono, ed è un problema che può essere affrontato con le giuste protesi e il giusto lavoro di squadra. Noi audioprotesisti dobbiamo quindi lavorare in squadra con logopedisti, foniatri e pediatri. 

Alle famiglie devono essere date informazioni concise e chiare, in quanto la crescita di un bambino è una sfida, quindi il nostro lavoro è facilitare ed alleviare questo lavoro per le famiglie. 

Nel seguente video puoi trovare la chiacchierata con la dott.ssa Marina Pinatti riguardo la partnership Cochlear:

Chi può portare gli impianti cocleari? 

Vengono comunque applicati più impianti cocleari su bambini che su adulti. Questo dipende dal loro sviluppo, in funzione del linguaggio e della maggior plasticità cerebrale del bambino. In un adulto è meno frequente. 

Questo perché il problema d’udito si risolve spesso con gli apparecchi acustici. La sordità in entrambi i casi, che si porti un impianto cocleare o un apparecchio acustico, può e deve essere vissuta in maniera “positiva”.

Nell’arco della mia esperienza da audioprotesista ho visto ragazzi laurearsi a pieni voti, direttori d’orchestra, o attori di teatro, bambini che recitano senza problemi. È una soddisfazione anche per noi che li supportiamo. 

La sordità può quindi essere affrontata, nel giusto modo. Per fortuna non è più un ostacolo insormontabile come poteva esserlo 40 anni fa. La soddisfazione poi è doppia, perché aiuti la persona nell’arco della sua vita. Vedi una persona fare un percorso, e affronti i problemi assieme. 

È un incarico a lungo termine. Ci sono dei momenti lungo il percorso che non nego che siano difficili. 

Per questo un lavoro di squadra è fondamentale per affrontare questi momenti. Lungo il cammino ci saranno sempre ostacoli da affrontare.

Un’altra annotazione: la trasparenza assoluta con il paziente è fondamentale, e bisogna insistere sui test:

  • Sia a livello di apparecchi acustici che di impianto cocleare

  • Solo insistendo si trovano le soluzioni giuste

Dobbiamo ricordarci che un apparecchio acustico non è un “nuovo” orecchio. È una protesi tecnologica che supporta l’udito e ci permette di vivere di nuovo in autonomia. 

Abbiamo a che fare con l’udito delle persone ma non solo. Ci confrontiamo con il loro stile di vita, e il nostro compito è quello di aiutarli a supportare la loro vita quotidiana. 

Dallo sportivo che deve sentire cosa i suoi compagni di squadra dicono, al lavoratore che deve sentire i collaboratori, o alla nonna che vuole parlare con le amiche e i nipotini, e guardarsi la tv in tranquillità. 

Molte persone desiderano sentire determinati suoni rispetto ad altri. 

Ogni controllo può essere una nuova strada, non perché non ci siano buoni risultati ma perché ci sono ambienti e situazioni nuove che devono essere migliorati. Quello che consiglio soprattutto a chi porta un impianto cocleare è di avere cura nella manutenzione del proprio impianto e/o dell’apparecchio. 

Di fare continua manutenzione perché è il mezzo che gli permette di continuare a vivere una vita piena di soddisfazioni e risate con le persone più importanti della loro vita. 

E la nuova partnership con Cochlear ci permette di fare questo. 

Impianto cocleare o apparecchio acustico? Scopri le differenze
Francesco Pontoni 11 settembre 2023
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