L’audioprotesista: com’è cambiato il mio lavoro in 30 anni

di | 16 Settembre 2021

l'audioprotesista

Pratico questa bellissima professione da più di 10 anni ormai, durante i quali ho visto tantissimi cambiamenti. Sia nella tecnologia degli stessi apparecchi che nel nostro modo di lavorare e nella mia professione in sé. 

Ma se facciamo un passo indietro, agli anni ’70, sia la professione di audioprotesista che gli apparecchi acustici viaggiavano ad una velocità diversa. Diciamo che erano ancora in fase di avvio.  All’epoca non c’era molta innovazione nel campo audiologico, e le protesi acustiche erano ingombranti e poco comode. Non per questo non funzionavano, ma il loro aspetto le rendeva poco appetibili. Per questo erano usate soltanto da persone con deficit uditivi molto gravi, e da persone anziane. 

In quegli anni non serviva un corso di laurea per applicare gli apparecchi acustici alle persone con problemi di udito. Chiunque poteva crearsi una sorta di licenza per vendere gli apparecchi acustici senza troppe difficoltà. Gli apparecchi erano visti come “degli accessori” venduti al banco, non come delle protesi sanitarie legate alla salute della persona.  

L’audioprotesista: “l’addetto alle vendite”

Non c’erano audioprotesisti quindi, ma commessi o “addetti alle vendite” non specializzati e non esperti di queste tecnologie. Non capivano bene la problematica di udito della persona, non sapevano come scegliere la protesi e ancor meno applicarla. Insomma, la modalità di lavoro era completamente diversa se la confrontiamo con quella attuale.

Se invece guardiamo alle ditte produttrici, in quegli anni iniziarono la corsa alla pubblicità degli apparecchi acustici, commercializzandoli e in un certo senso “svalutandoli” allo stesso tempo. Commettendo (quello che si sarebbe scoperto anni dopo) un errore clamoroso, dal punto di vista della percezione degli apparecchi acustici.

Questa pubblicità sempre più esasperata, verso la fine degli anni ’90 ha portato la credibilità del settore e degli apparecchi acustici ad annullarsi. Infatti si era creato uno schieramento di “addetti alle vendite” (con tutto il rispetto per la categoria) e non di audioprotesisti. Inoltre le tecnologie per l’udito non erano ancora all’altezza. Sappiamo bene che migliorare una perdita d’udito è tutto tranne che facile e immediato. 

Sempre più persone quindi acquistavano queste soluzioni (anche perché erano le uniche possibili), per poi ritrovarsi con degli apparecchi che non sapevano utilizzare, o che non riuscivano a soddisfare le aspettative. La fine più comune di questi apparecchi era il cassetto del comodino.

Per fortuna in quella schiera di “addetti alle vendite”, c’era anche qualcuno appassionato a questo lavoro e capace di aiutare le persone a ritrovare il proprio udito. Nacque così una prima generazione di audioprotesisti che iniziò a riformare questa professione e questo settore.

L’audioprotesista: da “addetto alle vendite” a professione tecnico sanitaria 

Da questa ondata di cambiamento nacque il corso di laurea per specializzarsi e qualificarsi come tecnico audioprotesista. Una laurea tecnico sanitaria. Per farti un esempio la mia professione come concetto è simile a quella del tecnico radiologo o del fisioterapista. 

Oltre alla facoltà universitaria e al corso di laurea, il lavoro del tecnico audioprotesista iniziò ad essere regolamentato attraverso:  

  • Una normativa che delinea cosa può o non può fare un tecnico audioprotesista

  • Un codice di regolamentazione sulla modalità di lavoro, che può essere svolto nel pubblico o nel privato

Sebbene io conosca rari casi di audioprotesisti che lavorano in ambito di strutture pubbliche, questi professionisti non possono né fornire apparecchi acustici né consigliare strutture private a cui rivolgersi. In questi casi operano come consulenti rispetto all’equipe medica che segue un paziente.

Tranne questi rari casi, l’audioprotesista lavora in regime privato e molto spesso convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale per la fornitura degli apparecchi acustici. Questa è la configurazione che definirei più comune e permette al paziente che ne ha diritto di ricevere a spese del SSN gli apparecchi acustici.

Questo ti fa capire i passi in avanti che sono stati fatti dagli anni ‘70 in poi in questo settore. Grazie a questa convenzione si è superato il concetto “commerciale” che ne aveva contraddistinto la nascita. L’audioprotesista è quella figura che ha il compito di guidare la persona con una perdita uditiva verso un udito ritrovato. E quindi al mantenimento del benessere psicofisico e alla qualità di vita.

L’audioprotesista: una nuova era 

Il cambiamento è sostanziale. Ha avvicinato la nostra professione a quelle medico sanitarie, piuttosto che al mondo commerciale dei rivenditori. L’audioprotesista non è più un “addetto alla vendita” come negli anni ‘70. Non dimentichiamoci però che il nostro lavoro, almeno in Italia, è nato così. 

Non è corretto rinnegare le origini, ma allo stesso tempo è opportuno favorire un cambiamento che innalzi il livello del nostro settore a vantaggio delle persone che necessitano di migliorare il proprio udito.

Essere convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale significa dover rispettare delle regole, degli standard e delle procedure molto vicine a quelle del sistema ospedaliero. Ciò significa allineare sempre di più la nostra professione a quella svolta dal medico di una clinica privata, caratterizzata da: 

  • Autonomia e flessibilità a vantaggio del paziente

  • Continua ricerca nell’innalzare gli standard 

  • Focus estremo sulla soluzione del problema del paziente

In questa metamorfosi della professione ci sono ancora alcuni angoli d’Italia in cui purtroppo sembra che il tempo si sia fermato. Mentre ne esistono altri in cui si va al doppio della velocità, ma per una persona come me, appassionata a questo lavoro, il cambiamento non è mai abbastanza veloce. 

Quella dell’audioprotesista è una professione meravigliosa. Ma purtroppo, come ti accorgerai, qualche audioprotesista non l’ha ancora capito.

Oggi un audioprotesista capace è una persona che sa ascoltare le tue necessità, oltre a eseguire l’audiogramma. Che sappia trasformare la tua difficoltà uditiva in un progetto per farti uscire dal problema della sordità e che abbia grande dimestichezza con la tecnologia per potenziare al massimo questo tuo percorso.

Mi auguro quindi di vedere emergere una nuova fase nella professione dell’audioprotesista. Che superi definitivamente questa dicotomia tra parte di vendita e parte tecnica, figlia sì della nostra storia, ma che spero rimanga solo un ricordo del nostro passato.

Per risolvere nel miglior modo possibile il tuo problema di udito, più che della tecnologia, hai bisogno di un bravo audioprotesista che sappia utilizzare la tecnologia nel modo corretto (e possibilmente convenzionato con il SSN). In modo tale che riesca a sfruttare gli apparecchi acustici in base alle tue uniche esigenze uditive… e non commerciali. La prossima volta che ti capita di entrare in un centro acustico, poni molta attenzione al modo di lavorare dell’audioprotesista che ti trovi davanti. 

A presto!

Dott. Audioprotesista Francesco Pontoni

Responsabile R&S Clarivox – Il primo metodo in Italia che sintonizza il tuo udito con i giusti apparecchi acustici

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2 pensieri su “L’audioprotesista: com’è cambiato il mio lavoro in 30 anni

  1. Apparecchi Acustici Ricaricabili

    L’Audioprotesista è la figura principale per il successo di una protesizzazione. La tecnologia ha fatto passi da gigante negli ultimi anni ma la preparazione tecnico-scientifica dell’Audioprotesista è ancor di più un fattore determinante nella riabilitazione acustica di una persona ipoacusica.

    Rispondi
    1. Francesco Pontoni Autore articolo

      Buongiorno “Apparecchi Acustici Ricaricabili”!

      Aggiungo, non solo la preparazione tecnico-scientifica, ma anche umana. Un buon audioprotesista deve capire chi ha davanti, deve parlare il suo linguaggio, deve capire le sue esigenze, le motivazioni.

      Saluti e grazie del commento!

      Dott. Francesco Pontoni

      Rispondi

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