“Ma come non sono sordo?! Anche l’Otorino lo dice!”

di | 28 Aprile 2020

“Ma come non sono sordo?! Anche l’Otorino lo dice!”. È quello che Alberto ha pensato quando ha scoperto il libro “Non sei sordo!”. 

Soffriva da anni ormai di un calo di udito, ma nessuno era riuscito a risolvere il suo problema. Non voleva però darsi per vinto. 

Alberto ha 60 anni, di Padova, una persona molto attiva e amante della musica. A vederlo non diresti mai che ha un problema di udito, e immagino penserai: 

“Ma è troppo giovane per essere sordo!! Solo gli 80enni o 90enni non ci sentono!”

Purtroppo, la fascia d’età si sta abbassando sempre di più. Questo è dovuto al nostro stile di vita, molto più frenetico e rumoroso rispetto alla generazione precedente, specialmente se in passato hai trascorso molte giornate, mesi o anni in ambienti rumorosi come cantieri, concerti, ma anche in uffici con condizionatori o computer con ventole che facevano più baccano di un motore (quelli che senza accorgertene sono sempre lì che ti ronzano nelle orecchie). Poi per non parlare del volume con il quale eravamo abituati ad ascoltare la musica dalle nostre cuffie, non curanti che stavamo danneggiando il nostro udito in maniera irreparabile. 

Alberto mi ha raccontato come viveva la vita di chi ci sente meno, condita da tre ingredienti principali: imbarazzo, stress e fatica. Durante una normalissima giornata, questi tre elementi si mischiano tra loro, nonostante si cerchi di controllare i sintomi. 

Tutto comincia dalla mattina…

Attraverso quei piccoli gesti che compi ogni giorno e che ti sembrano così facili e normali, ma che ad un tratto cominciano a farsi sempre più difficili e complessi. Partiamo dalla sveglia, quel suono fastidioso che ti dice che un’altra giornata è appena cominciata e devi sbrigarti ad alzarti dal letto, fare colazione, vestirti e metterti in macchina per andare a lavoro. Ebbene Alberto ormai aveva sviluppato un orologio biologico perfetto che neanche i migliori orologieri svizzeri riuscirebbero a progettare, che prende il nome di “ansia da ritardo”. 

Arrivato il momento della colazione, che ci vuole a spegnere la moka che sbuffa come una locomotiva a tutta velocità? Come ci racconta Alberto “Se la senti la spegni in due secondi e ti godi un buonissimo caffè, che di prima mattina ne abbiamo un po’ tutti bisogno, per affrontare la giornata che ci aspetta. Se invece non ci senti bene, dovrai sorvegliare la moka a distanza ravvicinata stile bodyguard, per non avere lo spiacevole inconveniente di bere un caffè al gusto copertone di macchina stagionato”. 

Magari vuoi anche guardarti le notizie la mattina mentre sorseggi il caffè che hai sorvegliato che neanche una spia della DDR, ma ti accontenti di guardare le figure e interpretare quello che la conduttrice del telegiornale dice dal labiale (non puoi permetterti di svegliare tutto il vicinato alzando il volume della TV). 

Sali finalmente in auto, dopo esserti assicurato di aver spento la tv. Sarà partita? Ormai sembra di guidare una silenziosissima Tesla senza il mega schermo navigatore (peccato sia invece un Mercedes diesel 4 cilindri). E mentre guidi non devi distrarti un attimo, anche rispondere al telefono con gli auricolari o con il viva voce è pericoloso, e se passasse un’ambulanza o macchina della polizia e non ti fermassi in tempo perché non l’hai minimante sentita? Sembra una cosa scontata, ma se capita a chi ci sente figurati a chi è sordo…

Arrivato quindi sul posto di lavoro…

Sano e salvo, entri in ufficio e dai il buongiorno a tutti i tuoi colleghi, alzando la voce ogni giorno sempre un pochino di più. Questo perché come ci spiega Alberto, inizia a pensare: “Ma ci sentono? Non mi risponde quasi mai nessuno, o solo dei suoni poco decifrabili, saranno mai segnali morse?”.

La giornata in ufficio procede più o meno bene, ma stanno diventando sempre più imbarazzanti e stressanti. Sempre più spesso capita che i colleghi ti guardino in modo strano, dopo che ti parlano delle varie mansioni, come se si aspettassero un cenno, anche solo un segnale di fumo che ho capito bene cosa mi hanno detto. Ma capita anche spesso di chiedere di ripetere, e se il tuo collega è una persone empatica, ripeterà pazientemente quello che ha appena detto…ma per quante volte ancora? 

La giornata lavorativa si è finalmente conclusa…

Finalmente puoi tornartene a casa dalla tua famiglia! Peccato che tutte le energie per sostenere una conversazione a fine giornata stiano esaurendo, hai bisogno di ricaricare le pile del tuo udito, ma dovrai anche ascoltare ed interagire con la tua famiglia, no? Da serate passate a raccontarsi le proprie giornate, i dialoghi si riducono al minimo indispensabile, devi recuperare le forze e anche se qualcuno volesse parlare, tu sei concentrato sul telegiornale che ti concedi a volumi altissimi…e forse anche i tuoi famigliari con questo baccano stanno diventando sordi. 

Vogliamo parlare poi delle telefonate? Quella che era un attività normalissima, si tramuta in un incubo starnazzante. Perché chi sta dall’altra parte della cornetta è costretto a urlare per farsi capire da te. Quindi cosa fai? Eviti l’avversario e passi la palla alla moglie, così ti tradurrà la conversazione. 

Dulcis in fundo, le serate fuori con gli amici cominciano a farsi sempre più rade. Sei diventato un campione nella lettura del labiale, ma appena il sole tramonta e non vedi bene il tuo interlocutore, sei fuori dai giochi. 

Quindi te ne vai a letto, sperando di non aver lasciato il rubinetto dell’acqua aperto dopo esserti lavato i denti e per non farti mancare niente da questa nuova dimensione che si è creata grazie al problema di udito che stai strategicamente controllando ed evitando, arriva a darti la buona notte un fastidioso ronzio, e non è una zanzara, è l’acufene. 

E potrei andare avanti all’infinito con esempi di come la tua quotidianità cambia con i problemi di udito…

Ma che vita è mai questa?

Come fa una persona adulta ed indipendente, a ridursi fino allo stremo e compromettere tutta la sua quotidianità? Perché all’inizio non te ne rendi conto, com’è successo anche ad Alberto. 

non sei sordo

Non ti accorgi del declino costante del tuo udito, perché non c’è dolore finisco e raramente è improvviso da rendersene conto all’istante. La perdita è graduale e costante, e una volta innescato, non si può bloccare. Inconsciamente il cervello cerca di compensare la perdita con la lettura del labiale e sforzandosi a percepire le ultime frequenze che riesci a sentire…ma questo provoca ancora più stanchezza e degrado del tuo udito. 

Oppure te ne sei reso conto e sei preoccupato di cosa penseranno gli altri vedendo che indossi degli apparecchi acustici. Non sono come degli occhiali che ormai sono di moda e c’è chi ormai pensa ti rendano una persona affascinante. L’unico attributo associato agli apparecchi acustici soprattutto qui in Italia è la vecchiaia. Non vuoi avere il peso di portare, come una lettera scarlatta, il fatto di non sentirci più bene come una volta. 

So che sei anche spaventato dal prezzo degli apparecchi acustici, e che nessuno ti dà la sicurezza che sentirai meglio le parole. Hai il timore di spendere cifre ingenti per poi non sentire un tubo. Ed arrabbiarti ancora di più con te stesso e isolarti dagli altri. 

Ma sei disposto a pagare il prezzo dell’imbarazzo di dover sempre chiedere di ripetere, a perdere la tua indipendenza e incrinare i rapporti con i tuoi famigliari? 

Alberto non ne poteva più…

ed ha deciso di uscire dalla sua zona di comfort e migliorare la sua vita. Sapeva che così non si poteva continuare. Ma prima di arrivare a noi, ha avuto delle prove da superare. 

Si è informato sul suo problema, e ha fatto le varie prove gratuite con i diversi Centri Acustici della sua zona (di cui due sono multinazionali), e prima della visita mi ha raccontato che non è stato affatto facile. Questo perché avendo aspettato troppo tempo prima di agire, il suo cervello non era più abituato ai suoni di una vita normale. 

Non solo, in un Centro Acustico ha avuto la sensazione che in molti provano: che l’audioprotesista che si occupava del suo caso, non lo stesse veramente aiutando, ma avesse come unico scopo vendere a tutti i costi quel modello specifico di apparecchi acustici. Oppure in altri centri, non avevano ben capito le esigenze uditive, come desiderava sentire, specialmente la musica, sua grande passione. 

Ma tutte queste difficoltà non hanno scoraggiato Alberto, che dopo varie ricerche su internet, un giorno ha visto il libro che ho scritto con altri colleghi “Non sei sordo!”. Rimanendo felicemente  sorpreso dal titolo, in un momento di ottimismo ha pensato che poteva esserci una via d’uscita per il suo problema d’udito.

Ed è così che Alberto mi ha contattato, dopo aver trovato il libro. Dopo avermi spiegato tutte le sue vicissitudini per trovare una soluzione al suo problema, che non fosse solo un apparecchio acustico per forza di una determinata marca, ho fissato un appuntamento nel nostro centro di Mestre, con la Dott.ssa Vanessa Zampese. 

Dopo tutti i tentativi di risolvere il suo problema, Alberto l’ha risolto!

Ma non immediatamente dopo aver acquistato degli apparecchi acustici, come ti fanno credere in tanti con la prova gratuita di 30 giorni. Perché non è così che lavoriamo. Non ti abbandoniamo a te stesso e ai tuoi apparecchi. Quando decidi di diventare un nostro paziente, c’è un lavoro che non si ferma alla scelta dell’apparecchio acustico. 

Con noi inizi un percorso, che non ti nasconderò è impegnativo, ma necessario se vuoi ottenere risultati. I primi mesi sono quelli più impegnativi, come nel caso di Alberto. Questo è dovuto al tempo. Si, perché più aspetti di decidere di risolvere il problema del non sentire bene, più tempo si impiegherà a migliorare. Il cervello è un muscolo che va allenato, e dopo tanti anni in panchina, bisogna tornare pian piano ad allenarlo. Non c’è un interruttore accendi e spegni. Non funziona così, non basta un apparecchio acustico per tornare a sentire bene le parole ed avere di nuovo delle conversazioni degne di essere chiamate tali con i tuoi cari. 

Infatti Alberto è con noi da più di un anno. Durante il quale assieme alla nostra Dott.ssa Vanessa Zampese è stato guidato attraverso un percorso creato dall’Istituto Acustico Pontoni, ed il primo in Italia che permette di sintonizzare l’udito del paziente con gli apparecchi acustici. 

Anche Alberto è stato accompagnato attraverso le tre fasi principali del nostro percorso di riabilitazione Clarivox®, che prevede una regolazione progressiva dei programmi inseriti negli Apparecchi Acustici. Per il suo caso, è stato impegnativo in quanto la sua sordità non è uguale tra orecchio destro e sinistro, ma è molto sbilanciata per dB mancanti e frequenze (come ti spiegavo prima, dopo tanto tempo, certi suoni non riuscirai a sentirli bene come una volta, in quanto il tuo cervello se li è letteralmente dimenticati).

Alberto assieme alla Dott.ssa Zampese ha dovuto lavorare sodo per sincronizzare il cervello su suoni diversi provenienti dalle orecchie, un po’ come una doppia riabilitazione. 

Scopri cos’è Clarivox® in questo video: 

Per questo è fondamentale un percorso di più fasi.

Non vogliamo tradire le aspettative e dire che sarà tutto risolto in poco tempo come fanno le multinazionali, ma dirti la verità, anche sul prezzo degli apparecchi. 

Il costo è elevato per il lavoro che dovrai fare assieme a noi per recuperare il tuo udito. Non ci sono scorciatoie. E se pensi che acquistando un apparecchio acustico online made in China, per due lire risolva i tuoi problemi, ti sbagli di grosso. Per informazioni più dettagliate sul costo degli apparecchi acustici, ti consiglio di scaricare la nostra guida al prezzo al seguente link. 

Hai pensato alla sintonizzazione? A quanto sia complessa? Per questo c’è il bisogno di un tecnico altamente specializzato che sappia dove mettere le mani e come sintonizzare, l’apparecchio adatto a te e alle tue esigenze (non quello che il fornitore ci dice di vendere a tutti i costi come per le multinazionali).

Sono delle protesi mediche a tutti gli effetti, e necessitano di un tecnico altamente specializzato per far sì che siano sintonizzati correttamene e che permettano al paziente di sentire le parole.

Tutto questo lo spieghiamo nel libro “Non sei sordo!” – Scopri come recuperare fino al 90% del tuo udito grazie al giusto apparecchio acustico e non essere vittima di truffe. Il libro nasce per aiutare tutte le persone che soffrono di un calo uditivo ad orientarsi nel mondo delle protesi acustiche, per informare e per rispondere alle numerose domande e preoccupazioni che sorgono quando si comincia a soffrire di ipoacusia.

Il libro “Non sei sordo!” ha aiutato Albero ad agire e risolvere il suo problema di udito, come per molti altri nostri pazienti e non solo. 

Scarica gratuitamente il primo capitolo del libro “Non sei sordo!” al seguente link. 

A presto,

Dott. Francesco Pontoni 

Autore del libro “Non sei sordo!”

P.S.: Per capire le tue esigenze uditive, e tipi di apparecchi acustici adatti, una visita può durare anche 2/3 ore. 

Perciò se ci chiami abbi un po’ di pazienza: possiamo prenderci in carico al massimo 2 persone nuove per centro.

Per questo motivo la nostra lista d’attesa è piuttosto piena. Per seguirti nel miglior modo possibile, abbiamo bisogno di molte ore da dedicarti.

2 pensieri su ““Ma come non sono sordo?! Anche l’Otorino lo dice!”

    1. Francesco Pontoni Autore articolo

      Buongiorno sig. Antonio. Per “servire” serve di sicuro, poi la vera domanda da farsi è “quanto può migliorare?” e questo dipende dalla signora, dal quadro audiologico, dalle esigenze, dalla storia acustica… solo per citarne alcune. Avete già provato degli apparecchi?

      Dott. Pontoni

      Rispondi

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