Non aspettare di perdere l’udito prima di indossare gli apparecchi acustici

di | 28 Ottobre 2021

perdere l'udito

Perdere l’udito è invalidante per la vita di tutti i giorni. Alcune persone non aspettano per risolverlo, altre cercano di nasconderlo. Inventando le scuse più disparate. Quante volte ho sentito ripetere ad alcune persone: “Ma sì, non è che non ci sento per niente, qualcosa ancora riesco a sentire”.

Come se sentire più suoni possibili fosse una specie di competizione e si vincesse qualche premio particolare. Come se da domani accendendo la televisione scoprissimo che alle Olimpiadi avessero inserito questo nuovo sport “udito supersonico”. 

Ma nella realtà dei fatti, non è così. Infatti dei 7 milioni di italiani con problemi di udito, solo il 29,5% indossa gli apparecchi acustici (e questi hanno una sordità moderata o severa, quindi parliamo di una perdita uditiva superiore a 40dB). E il restante 70% degli ipoacusici (cioè di chi ci sente poco)? Questi, avendo un calo dell’udito considerato lieve, cioè tra 25 e 40dB, pensano non serva ancora intervenire (anche perché in alcuni casi questo è il consiglio che, ahimè, alcuni professionisti danno). Ma aspettare che la situazione peggiori prima di fare il primo passo, è un rischio, che se possibile andrebbe evitato. Questo perché non solo viene consigliato di non agire, ma ancora, viviamo la sordità come uno stigma.

Perdere l’udito: ma a quale costo? 

Si stima che in Italia la perdita di udito, non trattata e invalidante, comporta ogni anno costi pari a 24 miliardi di euro. Questi sono i dati del rapporto scientifico presentato nel 2019, “Hearing Loss – Numbers and Costs” (Perdita uditiva – Numeri e Costi) che evidenziano come i costi siano legati alla minore qualità di vita e all’aumento della percentuale di disoccupazione tra le persone che soffrono di sordità. I 24 miliardi di costi sono suddivisi nel seguente modo: 

  • La minore qualità della vita dovuta alla perdita dell’udito costa 17,5 miliardi di euro all’anno. 
  • La perdita di produttività in Italia, dovuta alla maggiore percentuale di disoccupazione tra le persone con problemi di ipoacusia, comporta ogni anno costi pari 6,5 miliardi di euro. 

Perdere l’udito: un problema che non va di certo preso sottogamba e ridicolizzato

Ma che va analizzato per capire a fondo come combattere l’avversione delle persone a risolvere il proprio problema d’udito. 

Sicuramente il costo degli apparecchi acustici ha creato una barriera. Ma l’avversione più grande rimane la vergogna e lo stigma della parola sordità. Quante volte ti è capitato di sentire (e sicuramente anche di dire) una di queste frasi:

  • Ma mi capisci o sei sordo? 
  • Quante volte devo ripetere la stessa cosa? 
  • Ma ci senti o fai finta? 
  • Senti solo quello che vuoi tu

Non penso sia più accettabile utilizzare queste frasi quando si parla di sordità. È una condizione invalidante, ma solo se permetti che lo sia. Mi spiego meglio. Non so se ti è capitato di guardare la Paralimpiadi. Sono la dimostrazione palese che una disabilità non è un limite alla tua vita, ma lo diventa solo se le permetti di esserlo. 

Perdere l’udito: c’è chi non ha mollato

Posso citarti molti nomi di pazienti che nonostante il “non sentirci più” non si sono dati per vinti e non hanno mollato le carriere lavorative, le passioni… la propria vita. C’è il nostro cliente campione del mondo di vela d’altura, Alessandro Alberti, che continua a regatare (a gareggiare con la barca a vela) e sfida le onde e il vento con alle orecchie gli apparecchi acustici:

“Come per chi mette gli occhiali, forse è la stessa cosa, non li vuoi mettere finché arrivi all’estremo, non ce la fai più, poi li indossi e ti domandi: perché ho aspettato così tanto? Non volevo arrendermi. Mi sentivo menomato, però volevo lo stesso andare avanti.”

Un’altro esempio è Alberto Zancopé :

“Ho deciso che era arrivato il momento di cambiare, sono andato fino in fondo e mi sono chiesto: ma perché non l’ho fatto prima? Ho aspettato troppo. Sono un appassionato di musica e grazie agli apparecchi posso godermi la musica come piace a me.” 

Potrei citarti altre 100 testimonianze di pazienti che hanno aspettato e una volta indossati gli apparecchi si sono chiesti “perché ho aspettato così tanto?” Il mio invito è quello di non aspettare, ma agire il prima possibile. Fare prevenzione, con controlli dell’udito regolari ogni anno.

Se vuoi vedere tutte le testimonianze, clicca qui.  

A presto!

Dott. Audioprotesista Francesco Pontoni

Responsabile R&S Clarivox – Il primo metodo in Italia che sintonizza il tuo udito con i giusti apparecchi acustici

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