Primi giorni di utilizzo di un apparecchio acustico – le 4 cose che contano davvero

di | 1 Luglio 2019

Primi giorni di utilizzo di un apparecchio acustico

primi giorni di utilizzo di un apparecchio acustico

Nei primi giorni di utilizzo di un apparecchio acustico ci sono tantissime variabili nascoste che potrebbero decretare un immediato fallimento. Tante sono le volte in cui ho sentito dire “gli apparecchi acustici non funzionano” e la maggior parte delle volte era dovuto da questi primi giorni di utilizzo…ma facciamo prima un passo indietro!

Ci sono una serie di cose che avvengono nella nostra vita di ogni giorno che hanno dell’incredibile ma solo pochi di noi le notano e le diamo quindi per scontate.

Si pensi ad esempio agli aeroplani: di continuo, in tutto il mondo, migliaia di veicoli trasportano persone in assoluta sicurezza volando nel cielo.

Ho letto di alcuni esperimenti in cui si sono messe delle persone senza esperienza in un simulatore di voli e si è chiesto loro di fare atterrare l’areo.

Provate ad indovinare il risultato. Tutti i tentativi sono finiti con degli schiantati al suolo. Qualcosa che sembra così scontato è frutto di procedure complesse che vengono condotte da persone molto diverse fra loro (i piloti) ma sempre con lo stesso risultato: un volo sicuro.

Stavo riflettendo fra me e me che per quanto riguarda gli apparecchi acustici le similitudini nella gestione professionale sono molte.

Il viaggiatore non è interessato a conoscere le leggi della fisica e della meccanica, chiede solo di essere trasportato da una città all’altra.

Allo stesso modo nel mio mondo tutti i pazienti chiedono la stessa cosa: sentire meglio (con gli apparecchi acustici)!

I viaggiatori non se ne rendono nemmeno conto (e forse è meglio così) ma in ogni volo i piloti gestiscono continuamente una serie enorme di imprevisti.

Spesso con piccoli accorgimenti, altre volte con procedure più complesse.

Ogni pilota infatti ha una formazione incredibilmente dettagliata e focalizzata a gestire ogni situazione che gli si può presentare.

Nella mia mente mi immagino un libro enorme, un’enciclopedia di tutte le serie di imprevisti che possono accadere e mi immagino per ognuna di questi una procedura da attuare per risolverli al meglio.

Il mio lavoro è molto simile.

Nel tempo che passa fra quando una persona indossa gli apparecchi acustici a quando sente al meglio passano tutta una serie di imprevisti e di condizioni che chi fa il mio lavoro gestisce senza paura quotidianamente.

Qualche volta però non va così, per una serie di motivi accadono gli incidenti aerei, spesso per errori umani, e anche per le protesi acustiche succede lo stesso.

A differenza però del settore aeronautico, nel mio campo, la quantità di persone che avvertono problemi con le tecnologie sono molte di più.

La fase più delicata è sicuramente quella del periodo iniziale (per chi usa Clarivox si tratta del periodo della “Scalata”), parlo quindi dei primi giorni di utilizzo degli apparecchi acustici. 

Ci sono una serie di punti che devono essere considerati e sono dei passaggi obbligatori da fare.

Ovviamente le tempistiche e le strategie per superare questi passaggi variano da paziente a paziente. Come?

Sarebbe un po’ complesso spiegarlo qui perché i problemi che si possono incontrare sono centinaia e per ognuno di loro decine di possibili soluzioni.

Proprio per questo ritengo invece che una gestione standard uguale per tutti i pazienti non sia la miglior prassi.

Ad esempio molte procedure di prova di 30 giorni dell’apparecchio acustico sono standard e non applicano differenze sostanziali di approccio fra i pazienti.

Vi faccio un esempio di una delle procedure più diffuse per il periodo di prova.

Questa è la procedura standard tra le più diffuse per i primi giorni di utilizzo di un apparecchio acustico:

  • Si inizia con un apparecchio acustico con accoppiatore standard (la parte che va dentro l’orecchio). Non è stato quindi fatto il calco dell’orecchio e un eventuale costruzione su misura.
  • Durante la prima settimana il volume rimane basso o impercettibile, su tutti i pazienti ed in modo indipendente dalla sordità.
  • Durante la seconda settimana si alza il volume di un poco per far percepire la differenza al paziente tra apparecchio spento ed acceso.
  • Alla terza si applica solitamente un accessorio gratuito magari connesso alla TV.
  • Durante la quarta settimana si concludono i 30 giorni di prova.
Intendiamoci, non c’è niente di male nel procedere in questo modo, se il caso specifico lo richiede.

Ma vi sono situazioni in cui il paziente ha difficoltà ad esempio ad indossare l’apparecchio per problemi di manualità.

Altre in cui il paziente è  molto in gamba in cui si può partire subito con l’uso di accessori.

Altri in cui la sordità richiede da subito una amplificazione decisa o viceversa una approccio più prudenziale con amplificazione progressiva per tempi più lunghi.

Insomma a parlare in modo schietto ho la sensazione che spesso questo genere di procedure siano legate a prassi commerciali e allo stesso tempo atte a semplificare il lavoro dei giovani tecnici audioprotesisti.

Suggerisco invece di preferire un approccio più mirato alla gestione del caso individuale e a tal proposito voglio elencare qui quali sono i passaggi obbligati da fare (che vengono usati in Clarivox).

 

Vediamo quindi i primi giorni di utilizzo di un apparecchio acustico – la Scalata. E’ composta da 4 blocchi principali:

1. Il primo è quello di poter indossare l’apparecchio acustico comodamente.

Non è una cosa banale. I pazienti scelgono sempre i modelli più piccoli ed estetici, altre volte hanno le mani grosse o dei problemi di artrosi. Un bravo tecnico dovrebbe considerare queste cose e fare tutto il possibile per diminuire i disagi o le frustrazioni nel gestire pile minuscole.

Credetemi che questo è un problema molto comune e si potrebbero attuare moltissime strategie. In Clarivox abbiamo decine di procedure e manovre alternative solo per trattare questo punto.

Mi sembra impossibile che da molti venga invece trattato come una banalità o dicendo semplicemente al paziente di arrangiarsi da sé.

Certo se ad esempio il paziente è giovane, in gamba e con una buona manualità basterà solo fargli vedere come indossarlo.

Ma tutti gli altri casi, quelli in cui le cose non vanno lisce, come vengono gestiti?

Non possiamo lasciare le cose al caso.

2. Passiamo ora al prossimo punto – riuscire a portarlo fisicamente.

Ci sono molte cose da considerare: il paziente ha avuto interventi ai denti? Attenzione perché il condotto uditivo potrebbe essere modificato nella forma.

C’è bisogno di un auricolare morbido? Serve un auricolare rigido che garantisce maggior igiene? Il padiglione auricolare è cedevole e bisogna usare quindi un apparecchio acustico interno?

Potrei continuare questo elenco dei possibili problemi per pagine e pagine.

Quello che basti ricordare è che chi usa l’apparecchio alla fine deve essere in grado di indossarlo in modo confortevole. A volte questo passaggio richiede molto tempo, in altre occasioni si risolve in pochi minuti.

Ma come vedete ogni persona fa caso a sé. Lo stesso vale per il prossimo punto.

3. Se abbiamo messo a punto la capacità di tenerlo fisicamente ora dobbiamo capire come reagisce il paziente all’amplificazione.

Infatti ognuno può avere diverse reazioni ed in base a queste reazioni dobbiamo prendere strade differenti. Ancora, non si può fare con tutti la stessa cosa se vogliamo ottenere sempre i risultati migliori.

Non possiamo lavorare nei dettagli con un paziente se percepisce un rimbombo fastidioso o un suono esageratamente metallico.

Allo stesso modo non ha senso continuare il nostro lavoro se percepisce troppi rumori, volumi troppo alti o troppo bassi. Il paziente deve essere a proprio agio dal punto di vista acustico quando indossa l’apparecchio acustico. Questo è un punto fondamentale da tenere sotto stretta sorveglianza nei primi giorni di utilizzo di un apparecchio acustico.

4. Questo punto è molto interessante e in Clarivox lo definiamo come il test del beneficio nel silenzio.

È come un punto zero. Una volta che il paziente riesce a indossare l’apparecchio, a portarlo in modo confortevole, a tollerare un’amplificazione…

…solo allora potremmo iniziare a lavorare su un beneficio nel silenzio (e successivamente nella fase di sintonizzazione nel rumore, ma questa è un’altra cosa).

I passaggi non sono sempre scontati. A volte si fa tutto in un giorno, altre volte ci vogliono mesi. Non ci sono ricette magiche che vanno bene per tutti.

Non c’è un “indossi e risolvi” tutto ed è bene che i pazienti siano informati di questo.

Se trovano un tecnico dell’udito di fiducia sarà lui, proprio come il pilota di aereo a portarli a destinazione in modo sicuro. In questo modo, com’è giusto che sia, al paziente non resterà altro che godersi il viaggio.

Alla prossima!

dott. Francesco Pontoni

Autore del libro NON SEI SORDO!

 

Ps. Hai bisogno di apparecchi acustici e vuoi conoscerne i costi? Scarica la GUIDA AL PREZZO

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.