Pubblicità sugli apparecchi acustici: un mondo a sè

di | 29 Marzo 2017

Prima di parlare della pubblicità sugli apparecchi acustici voglio fare un piccolo passo indietro e per farlo ti racconto un mio aneddoto.

Il ginocchio è un articolazione piuttosto delicata. Non ho esperienze di fratture, ma un anno fa ci sono andato vicino. Facendo sport ho fatto un movimento “stupido”, una rotazione del piede verso l’esterno ed ho sentito subito una fitta, come una scossa elettrica a livello della rotula.

Il giorno dopo avevo la gamba bloccata, non sentivo particolare dolore ma la sentivo proprio limitata nel movimento. Ricordo ancora quello che ho fatto quella mattina. O meglio cosa non ho fatto:

  • Non ho sfogliato un quotidiano cercando promozioni del tipo: visita gratis al ginocchio.
  • Non ho cercato incentivi per operazioni in artroscopia. 
  • Non ho rovistato fra i cassetti alla ricerca di vecchi volantini pubblicizzanti servizi di risonanza magnetica.
  • Non mi sono interessato ad attività commerciali che vendessero un tutore al prezzo di due.
  • Non ho chiesto ad esperti della riabilitazione: “ma prima di spendere soldi per questa terapia si potrebbe fare un mese di prova gratis?”

Sembra quasi ridicolo dire queste cose vero?

Eppure è questo il tenore della pubblicità sugli apparecchi acustici

In quei momenti quello che volevo infondo, era solo star bene. Cioè risolvere il mio problema nel modo migliore possibile. Facendo le cose con criterio. Non è forse lo stesso per chi ha un calo di udito?

Certamente i problemi di udito spesso non si presentano in maniera improvvisa, come nel caso del falso movimento del mio ginocchio. Il più delle volte sono striscianti, subdoli, ma arriva il momento in cui i limiti nell’ascolto sono evidenti e allora bisogna ricorrere ai ripari.

Cosa fai, come ti muovi, chi ascolti?

Giunti a questo punto a chi dunque rivolgersi? A quali specialisti chiedere aiuto? Alla pubblicità sugli apparecchi acustici presenti sui giornali?

Per tornare alla mia storia ecco quello che invece ho fatto. Il giorno dopo essermi fatto male sono andato dal mio medico di base. Lo conosco da una vita. Una persona di cui mi fido ciecamente ed è molto preparato. Quella mattina non c’era, aveva la febbre, ho parlato con il suo sostituto che mi ha dato comunque ottime indicazioni.

Mi sono chiesto se avrebbe saputo darmi informazioni della stessa qualità se avessi avuto un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale, acufeni e difficoltà di ascolto nel rumore.

Credo sarebbe stato più difficile, non certo per una sua carenza, ma perché, a mio avviso, c’è ancora, persistente e tenace, una diffusa e scarsa informazione di fondo su questi problemi per due ordini di motivi:

  • il primo é che in questo settore lo spostamento degli orizzonti della conoscenza e della tecnologia é praticamente continuo. E’ arduo per un qualsiasi medico, che non sia specializzato, stare dietro alla ricerca
  • il secondo é legato alla responsabilità di noi audioprotesisti che spesso siamo carenti nel fornire informazioni ai medici. Come fossimo una sorta di club esclusivo chiuso dentro le sue dinamiche professionali e i suoi riti tecnici.

Ma la strozzatura che soffre l’informazione tra coloro che si occupano di ipoacusia, riguarda anche gli specialisti Otorini che hanno molto da insegnare agli audioprotesisti, e anche in questo caso i circuiti informativi restano spesso circoscritti e limitati.

Quello che é importante sottolineare é che la carenza d’informazione e scambio di idee, non riguarda l’informazione scientifica in senso stretto, che ha ambiti di competenza tecnica e clinica a se stanti, quanto piuttosto un piano di confronto e di aggiornamento generale che orienti e suggerisca temi e problematiche senza disdegnare il dato tecnico e soprattutto il piano dell’esperienza clinica e di supporto a chi vive e si confronta con questo problema.

Che pubblicità sugli apparecchi acustici fare allora?

Giunto a questo punto, occupandomi in prima persona della comunicazione di Pontoni – Udito & Tecnologia , mi sono chiesto:

“Che faccio? Continuo a promuovere e produrre  volantini, pagine su quotidiani, spot su tv locali? Che senso ha? Serve veramente ai pazienti? Sono le informazioni che ricercano? Va bene questa pubblicità sugli apparecchi acustici?”

Rivolgersi direttamente con queste modalità a chi ha bisogno, mi sa tanto di quei venditori di pozioni miracolose.  Comparivano lungo le vie delle cittadine americane per propinare elisir di lunga vita al costo di un dollaro.

Alle fine l’azienda di cui faccio parte non è una multinazionale. Anzi, é una azienda che ha uno spirito molto diverso, senza nulla togliere alle aziende che operano sul piano internazionale.

Tuttavia come non ribadire e rivendicare che noi siamo una azienda locale. In questo senso siamo, con orgoglio, una vera e propria azienda tipicamente italiana. Con le sue radici nel territorio, con i suoi rapporti saldi e forti con gli altri riferimenti sanitari locali.

Noi siamo il nostro lavoro.

Siamo audioprotesisti e il nostro lavoro non sta nei bilanci, ma nelle persone. Un paziente che arriva da noi perché ha letto un articolo sul web o perché è stato consigliato da un suo amico. Per noi questo ha un valore enorme.

Non si può né si deve fare i venditori di miracoli e di toccasana: non si deve convincere nessuno. Chi si rivolge a noi ha già scelto prima di arrivare. La scelta prevede un percorso, una libera e consapevole scelta lungo la quale é necessario offrire interlocuzione, suggerimenti, indicazioni.

Questa cultura della salute è un terreno che deve essere preparato da chi opera nel settore. Per essere preparato ha bisogno di confronto, orientamento, scambio tra coloro che lavorano, pensano e ricercano.

Ecco perché questo blog mi è sembrato uno strumento perfetto per creare uno spazio di scambio di informazioni, di  condivisione, di polemica, di discussione e di conoscenza.  Sempre con il fine ultimo di produrre dei contenuti che diano un reale aiuto ai pazienti ipoacusici.

Non mi piace l’idea di considerare la pubblicità sugli apparecchi acustici come un mero strumento di acquisizione clienti

Non mi piace perché così concepita non mi sembra ti porti un beneficio, anzi…

Essere l’ennesima azienda che rivende apparecchi acustici, “fotocopiata” dalle altre aziende del settore, tutte uguali, che fanno la stessa cosa e che non danno nessun contributo unico… non fa parte della nostra visione a lungo termine.

Proprio per questo abbiamo deciso di intraprendere un percorso che definisca in modo unico la nostra identità, il nostro campo di esperienza e il nostro apporto reale per migliorare la condizione di salute delle persone deboli d’udito.

Il nostro approccio quindi è proprio quella di cercare di dare un contributo concreto alla produzione di idee e metodi di lavoro innovativi, di ricerca e di divulgazione scientifica.

Ecco perché mi trovo qui a scrivere piuttosto che pensare ad  uno slogan pubblicitario per vendere boccette di elisir come nel lontano far west.

Buon ascolto

Matteo Pontoni

Ps.Se hai qualche richiesta particolare, se vorresti un approfondimento su un tema specifico scrivimi pure a [email protected]

PPs.Se hai invece qualche dubbio tecnico o se vuoi un suggerimento, scrivi pure a mio fratello (è lui l’esperto tecnico) a [email protected]

4 pensieri su “Pubblicità sugli apparecchi acustici: un mondo a sè

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  2. Pingback: I test da fare prima di comprare un apparecchio acustico

  3. Caterina russo

    La pubblicità degli apparecchi acustici punta sempre sulla “invisibilità ” degli stessi e fanno sembrare la sordità una vergogna da nascondere.
    Sarebbe invece opportuno che non ne facessero un problema, come nkn è un problema portare gli occhiali

    Rispondi
    1. Francesco Pontoni Autore articolo

      Sono assolutamente d’accordo con lei. D’altra parte so che pian piano ci stiamo arrivando, con difficoltà ma si inizia ad informare sempre di più e sempre meglio.

      A presto e grazie per la riflessione, dott. Pontoni

      Rispondi

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