Roberto Pontoni, La mia 500 blu. Lavoro, memorie e storie dal mondo di un audioprotesista

By | 14 settembre 2016

Roberto Pontoni, La mia 500 blu.

Mio papà, Roberto Pontoni, dopo una vita passata a fare l’audioprotesista ha voluto scrivere la sua biografia.

Lavoro, memorie e storie dal mondo di un audioprotesista , ( a cura di Marco Coslovich), Monfalcone 2016 (pp.128, € 14,00).

Le parole dello scrittore Coslovich

“La biografia di Roberto Pontoni é segnata da una precisa polarità: il mondo della campagna da una parte e quello della città dall’altra.

In mezzo a queste due realtà, non prive di tensioni sociali e culturali, Pontoni impianta un piccolo palazzo:

l’Istituto acustico Pontoni.
Si deve leggere il libro di Roberto Pontoni per capire veramente cosa significa dire ad un padre, legato alla terra e al suo immobilismo:
“Papà, voglio studiare!”.

Lo si deve capire se a lanciare questa sfida é l’unico figlio mala mia 500 blu roberto opnschio in famiglia.

Quel maschio sul quale si era pensato di consolidare le proprietà tanto sudate della terra.

Al quale si era già trovata una fidanzata e si era già
definito dove far costruire la sua ” casa sulla collina”.

Roberto Pontoni dice no a tutto questo.

Intraprende la via della scuola grazie alla sua volontà.

Va a lavorare in città.

Studia a Milano.

Si fidanza e sposa con una ragazza fuori dal suo paese.

Fonda una e propria azienda dedita alla cura e all’affiancamento di chi é sordo.

Da semplice ragazzo di campagna diventa un piccolo imprenditore con trenta dipendenti, con sedi distaccate in varie città e località regionali e fuori regione, ma, soprattutto, si preoccupa della ricerca nell’ambito della sordità.

Spinge i giovani allo studio, promuove incontri e dibattiti sul tema, si aggiorna e avvicina i migliori specialisti.
Oggi la sordità non é più relegata solo agli uomini e donne di una certa età.

Oggi colpisce anche molti giovani che spesso abusano del loro udito.

Non solo.

Gli strumenti diagnostici sono sempre più avanzati ed efficaci ed oggi ci si può accorgere di una sordità strisciante, ma foriera di danni ben più gravi, fin dai primi anni se non mesi di vita.

Ma ciò che conta é anche un fatto psicologico.

Della sordità non ci si vergogna più.

Una tempo era ritenuta una vera e propria macchia sociale.

Il sordo si isolava, era asociale, chiudeva i rapporti con gli udenti.

Oggi le protesi non sono una vergogna e c’é chi le rivendica con colori sgargianti come la bella montatura di un paio di occhiali.

Ma per giungere a queste conclusioni e per muoversi dentro questo contesto sociale e culturale, Roberto Pontoni ne ha viste di tutti i colori.

Dagli operai dei cantieri di Monfalcone resi sordi dal clamore delle officine, ai bambini giudicati “stupidi” a scuola solo perché non sentivano.

Dalle protesi arcaiche usate nel terzo mondo, alle super tecnologie delle più avanzate frutto delle ricerche svizzere e danesi.

Dai disastri del terremoto in Friuli tra gli anziani sopravvissuti e chiusi nel silenzio della solitudine e della sordità.

Dalle esperienze consumate in Albania in un mondo datato 50/60 anni fa, alla cinquecento blu acquistata a rate per girare sulle strade del Friuli Venezia Giulia a trovare i suoi pazienti-assistiti. 

La storia di un pioniere che non é ancora finita.

Ma nel libro troverete molto altro: le paure e i pericoli che un uomo, dotato di un realismo raro, ha saputo affrontare con una assoluta fiducia in se stesso.

Una vera e propria lezione di vita.”

 

A cosa ti serve il libro di Roberto Pontoni ?

Io l’ho letto e avendo vissuto parte di queste vicissitudini sono sicuramente di parte.

Detto questo posso dirti che capendo il personaggio che è Roberto Pontoni hai la possibilità di capire a chi stai affidando il tuo udito.

Hai la possibilità di capire la filosofia di non arrendersi mai davanti ad un risultato negativo.

E’ la filosofia che tutt’ora appartiene a tutta l’azienda Pontoni, dal tirocinante audioprotesista appena arrivato al collega che fa questo lavoro da una vita.

Il libro lo trovi su Amazon.

 

Francesco Pontoni

 

Ps. se dovessi fare fatica nel trovarlo su Amazon fammi sapere e mi occuperò personalmente di risolvere.

Puoi scrivermi sempre sulla solita mail: [email protected]

PPs. una volta letto mi farebbe un enorme piacere avere un tuo commento, una recensione, una riflessione, quello che riesci insomma.

2 thoughts on “Roberto Pontoni, La mia 500 blu. Lavoro, memorie e storie dal mondo di un audioprotesista

  1. Francesco Pontoni Post author

    “La mia 500 blu. Lavoro, memorie e storie dal mondo di un audioprotesista” di Roberto Pontoni

    Si tratta di un’autobiografia curata dal Professor Marco Coslovich.

    Questa mia “testimonianza” mi è stata chiesta dall’Autore e trae la sua origine dal fatto che nella mia vita lavorativa mi sono occupato dei problemi economici delle aziende agrarie, soprattutto quelle a conduzione familiare del Friuli Venezia Giulia. In tal modo ho potuto conoscere profondamente anche la civiltà contadina friulana.

    Non essendo un critico letterario, queste mia breve nota intende verificare se, attraverso il tratteggio della memoria dell’infanzia e dell’adolescenza di Roberto, il lettore possa comprendere la realtà socio economica di queste aziende contadine, così ho avuto il privilegio di conoscerle in oltre quarant’anni di ricerca universitaria.

    Roberto Pontoni è per il curatore del volume un self-made man, un esponente vero di quella “terra di grandi lavoratori che è il Friuli”. Roberto racconta come si è liberato dei “vincoli” che per secoli hanno condizionato l’esistenza di tanti contadini e giovani della sua terra.

    Dalle prime pagine del libro leggiamo il discorso molto chiaro fatto, a suo tempo, da Roberto al padre: “ … Voi avete la vostra mentalità, vorreste che mi facessi la casa della collina vicino a voi. Vorreste che mi prendessi una ragazza, possibilmente di qua vicino, che vi dessi una mano in campagna. Ma questa vita non la voglio fare. Voglio fare di più. Voglio fare qualcosa che mi dia soddisfazione…. voglio fare le scuole di specializzazione che mi consentano di andare avanti..”. E così, il giovane Roberto decide di intraprendere un’attività del tutto diversa da quella del contadino e con notevole intuito e con pari capacità di adattamento fa il carrozziere, il benzinaio, il meccanico e l’operaio in una catena di montaggio.

    In seguito, entra nel delicato e complesso mondo dell’audiometria, prima come lavoratore dipendente, fino ad arrivare con la sua 500 blu (macchiana che oggi ovviamente ha cambiato!!) a divenire un imprenditore di rilievo, specializzando la propria attività nel campo dell’audioprotesi.

    “La mia 500 blu” è senza dubbio un libro molto interessante e coinvolgente, di cui ne suggerisco la lettura soprattutto ai tanti giovani in cerca di un lavoro e di una strada. Quello che ritengo di aver compreso da questa lettura sono alcuni tratti della vita di Roberto, che ne hanno “vincolato” le scelte e indirizzato il cammino.

    Il suo antico, forte “desiderio” di essere un “uomo libero”, cioè abbandonare il suo mondo contadino, con il passare degli anni si attenua ed emerge in lui una vena nostalgica, che prende corpo, ad esempio, nella descrizione della chiesetta rurale, “la pieve” del suo paese o quando racconta di “leoni e gazzelle”, descrivendo le tensioni dei giovani di quel tempo o, ancora, tratteggia la figura di Regina del picchiut (il ciuffo della pannocchia).

    La nostalgia dell’Autore qui è davvero struggente ed autentica, una nostalgia che ho apprezzato in tanti che hanno abbandonato il proprio mondo, rurale e non, per cercare miglior fortuna lontano, all’estero o in altre attività. Questa nostalgia, fatta di tanti ricordi, appartiene ad un passato e ad una “povertà”, che si è ormai dissolta nel tempo. Basti pensare a come si coltivavano i campi nella terre in cui Roberto era “prigioniero” e come il progresso tecnologico abbia mutato quella realtà di fatica e sudore.

    Pontoni è certamente un imprenditore di successo, ma se fosse rimasto “contadino” sarebbe diventato un imprenditore agricolo degno di nota, perchè Roberto sa “intuire il futuro”. E’ questa una dote che non si acquisisce nella aule universitarie, dove si può, al massimo, insegnare ai giovani che hanno passione per lo studio, a diventare dei buoni manager, ma non degli imprenditori di successo.

    Quello che, per conoscenza personale, posso ancora dirvi è che Roberto Pontoni non potrebbe mai diventare “un uomo politico senza successo” in Italia, in quanto possiede la capacità di parlare per non meno di un’ora senza…….dire niente!!!

    Prof. Mario Prestamburgo

    Trieste, 7 ottobre 2016

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