3 “leggende metropolitane” sugli apparecchi acustici

di | 23 Settembre 2021

sugli apparecchi acustici

Luoghi comuni, generalizzazioni, o miti da sfatare. Chiamali come vuoi, ma li puoi trovare in ogni campo e settore

Un po’ come il classico “si stava meglio quando si stava peggio”. Che puoi sfatare tu stesso, semplicemente pensando a tutto quello che questa pandemia ci ha fatto passare in questi quasi due anni, direi che “si stava meglio quando non c’era il Covid!”.

Ecco perché ti invito a non credere a tutti quei luoghi comuni che senti dire in giro, o ancora peggio che potrebbe capitarti di leggere fra i commenti dei post su Facebook. Si basano su esperienze a volte troppo personali o peggio su credenze mal fondate. Meglio informarsi correttamente, se si ha il modo di farlo, recandoti direttamente in un centro acustico e parlando con un audioprotesista qualificato.

In quest’articolo ho racchiuso i 3 luoghi comuni che vanno per la maggiore, trovati dai social ma anche parlando con persone che non si sono ancora mai avvicinate al mondo degli apparecchi acustici. 

1# “Gli apparecchi acustici rovinano l’udito”

Commento che sento spesso ripetere da alcuni pazienti e non. Alcuni ritornano dopo aver indossato i loro nuovi apparecchi acustici per alcune settimane e dicono «Aiuto! Il mio udito è peggiorato! Non riesco a sentire senza i miei apparecchi acustici!» Quello che sta realmente accadendo è l’adattamento agli apparecchi acustici. Il tuo cervello si sta abituando a sentire tutti i suoni che ti mancavano e che ora vengono forniti dai tuoi nuovi apparecchi acustici. Pertanto, quando togli quell’input (cioè, togli gli apparecchi acustici), il tuo cervello nota un netto contrasto tra l’indossare e il non indossare l’apparecchio. La verità è che un apparecchio acustico ben scelto e adattato non può danneggiare l’udito. Naturalmente, non si può escludere che l’udito possa deteriorarsi nel tempo a causa di fattori che possiamo influenzare solo in parte: le condizioni di vita, l’età, ma anche apparecchi acustici inadeguati. Ecco perché è così importante rivolgersi a uno specialista.

In sintesi, l’uso regolare di un apparecchio acustico ben regolato non può danneggiare il nostro udito, anzi può contribuire a rallentare la progressione della perdita uditiva. E quando un apparecchio acustico non è più sufficiente, un impianto cocleare può essere la soluzione giusta per riportare il suono nella vita.

2# “Gli apparecchi acustici costano troppo” 

L’apparecchio di per sé costituisce la metà del prezzo che ti viene offerto da un centro acustico. Per imparare ad indossare un apparecchio acustico c’è bisogno di un esperto. Non basta comprarlo online, metterlo alla buona e sperare che funzioni una volta acceso. Purtroppo le cose non stanno così, altrimenti il mio lavoro non esisterebbe e non sarei nemmeno qui a scrivere quest’articolo. È lo stesso concetto della medicina fai da te. Pensa a doverti mettere una protesi all’anca da solo (si lo so, è un esempio esagerato, ma è per farti capire il concetto). Prendi il bisturi e inizia a tagliare. Per fortuna non funziona così. Non ci sono scorciatoie nella vita. In nessun ambito. L’importante è affidarsi a specialisti competenti. Inoltre se hai tutti i requisiti necessari, protesti ricevere il contributo da parte del SSN che arriva fino a 1.490€, che è già un bell’aiuto. Nessuno ti obbliga ad acquistare un apparecchio acustico al di là del tuo budget, ma se questo può essere quello più indicato alla tua perdita d’udito, perché trascurare la tua salute? Nel caso ne avessi bisogno c’è anche la possibilità di un finanziamento, per pagare l’apparecchio in comode rate. 

3# “Ho solo qualche problema di udito. Quindi non ho bisogno di un apparecchio acustico perché qualcosa riesco ancora a sentire”

La perdita dell’udito è semplicemente la perdita di certe frequenze. Gli apparecchi acustici sono programmati in modo da amplificare le bande di frequenza mancanti (cioè più rumoroso/più silenzioso). Se queste frequenze non vengono percepite, o si fa molta difficoltà a percepirle, si può perdere il senso della conversazione che stai avendo con tuo nipote, ad esempio. Questo perché alcuni suoni non sono udibili. A lungo andare il cervello si abitua a non percepire questi suoni, come spiegato nel punto 1. Per questo anche se hai una sordità lieve, sarebbe indicato iniziare ad indossare gli apparecchi, così da non affaticare le proprie capacità cerebrali e non perdere frequenze per strada. Necessarie per continuare ad avere conversazioni senza problemi e senza la frustrazione di non capire e dover sempre chiedere di ripetere 10 volte.

Prossima volta che senti una “diceria” sull’udito, prendila con le pinze. Potrebbe essere una delle tante “leggende metropolitane” che si aggirano troppo indisturbate, sugli apparecchi acustici. 

A presto!

Dott. Audioprotesista Francesco Pontoni

Responsabile R&S Clarivox – Il primo metodo in Italia che sintonizza il tuo udito con i giusti apparecchi acustici

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6 pensieri su “3 “leggende metropolitane” sugli apparecchi acustici

  1. leonardo

    tra le leggende e i luoghi comuni c’è anche quello che gli apparecchi acustici si autoregolano in funzione dell’ambiente; dopo un anno che uso vostri apparecchi da 7000€ non mi sono mai accorto di questa capacita’ ; il titolare di un noto centro acustico di Padova ha ammesso che si tratta di pubblicità con lo scopo di fare da “specchietto per le allodole”

    Rispondi
    1. Francesco Pontoni Autore articolo

      Buongiorno,

      capisco il commento ma dobbiamo andare un po’ più a fondo. Gli apparecchi acustici analizzano l’ambiente acustico centinaia/migliaia di volte e in ogni situazione acustica si modificano di conseguenza in base ai parametri prestabiliti dall’audioprotesista.

      NON significa quindi che si “autoregolano” facendolo sentire al 100% in ogni istante. Significa che apportano delle modifiche più o meno rilevanti sul guadagno acustico e sulla modalità di lavoro dei microfoni in ogni ambiente.

      È un tipo di lavoro che viene fatto dagli apparecchi acustici già da una decina di anni e in ogni nuova tecnologia questa funzione la stanno affinando sempre più.

      Non è “uno specchio per le allodole”. È una tencologia importante come tante altre degli apparecchi acustici e come le altre va capita. Non va fraintesa.
      Inoltre con l’utilizzo dell’IA e delle varie applicazioni questa funzionalità può essere potenziata e affinata.

      Saluti, dott. Pontoni

      Rispondi
  2. Alessandro

    Buondì
    E’ passato un anno dall’acquisto dei miei apparecchi. Devo dire che mi ero creato delle aspettative diverse ,mi spiego, ero convinto di sentire tutto e subito . Non è così ,perché , giustamente il processo è un pò più lungo ( cosa di cui ero stato prontamente informato al tempo dell’acquisto) .
    Comunque ,ora ,sono contento di averli presi ,finalmente riesco a sentire quasi tutto quello che mi si dice , persino il sussurrato ,cosa che prima mi era quasi impossibile .
    Costano parecchio ,però il fatto di essere seguito e assistito per ogni problema ripaga la spesa
    Spero la mia testimonianza possa essere di aiuto a chi ancora tentenna o non è convinto che simili apparecchi possano servire.

    Rispondi
    1. Francesco Pontoni Autore articolo

      Buongiorno sig. Alessandro,

      sì, devo ammettere che ha detto tante verità. La maggior parte delle persone:

      -si aspetta tutto e subito
      -pensa che la tecnologia faccia tutto
      -non dà importanza al percorso da fare (che in realtà è la parte più importante)

      Nel mondo della riabilitazione acustica c’è bisogno di un lavoro continuo e se questo viene meno allora diventano soldi e tempo buttati.

      Grazie mille della sua testimonianza,

      dott. Pontoni

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  3. GINO

    Buon giorno,
    è da parecchi anni che sto portando l’apparecchio acustico (ne porto uno solo,perchè l’altro orecchio è danneggiato). Ricordo di essermi avvicinato a questo mondo su consiglio di un’amica la quale mi ha descritto questo apparecchio come un qualcosa di favoloso e così ha stuzzicato la mia curiosità. L’accoglienza da subito calorosa e la competenza della dottoressa che mi ha visitato e spiegato il tutto mi ha fatto sentire in mani sicure. Il percorso è stato lungo, all’inizio mi lamentavo perchè sentivo troppo forte i rumori e i brusii attorno, e avevo difficoltà a sentire chi mi parlava. Ad ogni controllo l’audioprotesista sapeva rassicurarmi, dicendomi che dovevo avere pazienza e mi regolava l’apparecchio. Devo dire che dopo un lungo periodo il mio orecchio si è adattato a questo nuovo modo di sentire ed ecco lo stupore: riesco a sentire e dialogare, non al 100% ma riesco ad entrare in relazione con le persone.Tutto questo mi ha portato ad avere più fiducia nella tecnologia e nel 2019 mi sono sottoposto ad un impianto cocleare nell’altro orecchio ( non potendo portare una protesi). Anche qui un un percorso lungo e diverso, ma grazie ai medici che mi hanno seguito e incoraggiato, nel tempo ha dato dei buoni risultati. Che dire…grazie alla tecnologia e a tutte le persone che hanno accompagnato in questi percorsi.

    Rispondi
    1. Francesco Pontoni Autore articolo

      Buongiorno e molto piacere,

      la ringrazio tantissimo per la sua testimonianza. In poche parole ha spiegato come affrontare il proprio problema di udito, quali possono essere le problematiche e come vanno gestite.
      Dice bene, grazie alla tecnologia e soprattutto ai giusti professionisti oggi giorno si possono raggiungere risultati incredibili.
      Grazie ancora, saluti

      Dott. Francesco Pontoni

      Rispondi

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